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retroscena ad albinia

Giallo dell’acqua potabile e cibi “scroccati” in chiesa

ALBINIA. Albinia quinto giorno: la situazione, ieri per le strade della frazione, era ancora drammatica. Gente a spalare fango, attività completamente in ginocchio. Ma intanto, almeno, è tornata l’ac...

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ALBINIA. Albinia quinto giorno: la situazione, ieri per le strade della frazione, era ancora drammatica. Gente a spalare fango, attività completamente in ginocchio. Ma intanto, almeno, è tornata l’acqua potabile. Pur se con un piccolo “giallo”.

Dopo alcuni giorni di divieto totale, il sindaco di Orbetello, Monica Paffetti, ha revocato l’ordinanza di martedì scorso che ne vietava l’uso, emettendone un’altra che revoca appunto la precedente. I risultati dei campioni studiati, prende atto il Comune, sono positivi.

Dunque, «vista la notifica da parte di Asl con cui si specifica che le analisi effettuate sui campioni di acqua destinati a uso umano sono risultati nella norma per i parametri chimici e microbiologici analizzati e non vi sono più motivi di vietare l’uso dell’acqua potabile provenienti dalle reti idriche che servono il territorio comunale», recita l’ordinanza, l’acqua si può usare ancora. Tutto questo, nonostante qualche seria discordanza nella comunicazione.

L’ordinanza - infatti - è di venerdì. Dunque l’acqua venerdì si poteva bere di nuovo, come il sindaco annunciava anche pubblicamente ai microfoni di una tv. Ma intanto, tra la gente di Albinia, correva informazione di tutt’altro tipo (cioè il divieto di non utilizzarla), ovvero continuavano a passare i soccorritori - evidentemente non avvertiti - con le sacche d’acqua per la popolazione. Questo fino a tarda sera: solo il giorno dopo il giallo è stato chiarito e l’informazione ai cittadini è stata aggiornata con le nuove disposizioni di rito.

Intanto, ieri, nella chiesa trasformata in centro di accoglienza, è stato un brulichio di volontari e forze dell’ordine. L’interno del luogo di culto è diventato una sorta di “magazzino” colmo di beni di prima necessità. Viveri, ma anche vestiti, medicinali, prodotti per l’igiene. In alcuni casi però - spiega una volontaria - si sono verificati anche episodi spiacevoli, tipo il fatto che la gente «viene a prendere l’acqua gratis e poi la rivende in paese. Oppure arrivano a prendere i prodotti anche persone che non hanno avuto danni alle loro case, e che evidentemente si approfittano di una situazione tragica per portare vantaggio a loro stessi».

Elisabetta Giorgi

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