Il Tirreno

Grosseto

Follonica e la vela: «Occasione sprecata»

di Michele Nannini
Follonica e la vela: «Occasione sprecata»

Il je accuse di Fausto Meciani: la città del Golfo non ha strutture, addio alle grandi manifestazioni

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FOLLONICA. Il Campionato Classi Olimpiche del 1999? Alla Colonia. La coppa Primavela del 2006? Alla Cariplo. L’Europa Cup Laser del 2009? Al Puntone. Il Campionato Classi Olimpiche del 2012? A Scarlino e al Puntone. Insomma: gira che ti rigira le manifestazioni veliche più importanti degli ultimi anni hanno vissuto un esilio preoccupante in giro per il Golfo di Follonica, con molte soluzioni occasionali e nessuna possibilità di portare in maniera comoda e completa barche, regatanti, addetti ai lavori e indotto nella città del Golfo, sempre e solo sfiorata dalle kermesse veliche più grandi.

Ultimo esempio il Cico (classi olimpiche) dello scorso settembre, evento di portata più che nazionale che però ancora una volta è stato allestito alla Marina di Scarlino e al campeggio Piper.

«E per questo ringraziamo i responsabili delle due location – spiega Fausto Meciani, presidente del comitato organizzatore e presidente del comitato Toscana e Umbria della Fiv – la manifestazione è stata di ottimo livello nonostante sia caduta nell’anno olimpico: oltre 230 imbarcazioni e 320 atleti, quasi tutti gli olimpionici di Londra, oltre 20 medagliati olimpici fra premianti e premiati alla cerimonia di chiusura, nessun problema e un campionato tecnicamente ben riuscito grazie ai volontari, ai circoli organizzatori (Lni, Cn Follonica, Cn Scarlino ed Yacht Club Punta Ala) e all’impegno delle due amministrazioni»

Però… «Però è stata l’ennesima occasione che Follonica ha perso di ospitare in maniera ancora più completa e accurata una manifestazione di grossa importanza e impatto. Negli ultimi anni sono stati tanti gli eventi velici che sono stati organizzati in location improvvisate o comunque occasionali: la nostra città potrebbe permettersi una attività pressoché continua ma continuano a non esserci le strutture».

Meciani punta il dito sulle due grosse mancanze in ambito velico: le opere di protezione a mare e le strutture a terra. «Senza un accesso sicuro al mare, che protegga dalle onde, siamo tagliati fuori da tante manifestazioni importanti: quando muovi centinaia di equipaggi non ti puoi permettere di rinviare le regate appena arriva un po’ di moto ondoso. Ma soprattutto senza la parte strutturale a terra sei costretto a emigrare dove è possibile trovare spazi: mancano servizi, spogliatoi, parcheggi, magazzini. Nel nostro Golfo potremmo spalmare attività importanti da settembre a maggio, esclusi i due mesi centrali dell’inverno, ma la logistica non ci aiuta. Se rimaniamo fermi alle chiacchiere continueremo a perdere occasioni. Gli standard organizzativi crescono sempre di più, oggi anche emigrando nei territori vicini rischiamo di correre troppi rischi, è un circolo vizioso dal quale non si esce».

Il Gruppo Vela Lni ha qualche proposta, esiste la possibilità di estendere le opere di protezione della costa in atto anche alla zona del fosso Cervia e di ristrutturare l’area con servizi aggiuntivi, il tutto in territorio demaniale e quindi statale.

«Bisogna che si passi dalle parole ai fatti – conclude Meciani – se gli atti di indirizzo rimangono solo su carta rischiamo davvero di perdere ancora tante occasioni». Di questi tempi, Follonica e il suo territorio possono davvero permetterselo?

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