Lutto
Cento malati di Sla sono pronti a morire davanti al ministero
Mercoledì manifestazione di protesta per la mancata attivazione del fondo per i malati non autosufficienti
GROSSETO. Malati di Sla pronti a morire il 21 novembre, a Roma, davanti al ministero dell’economia, staccando il ventilatore polmonare di scorta.
Una extrema ratio dopo che il governo non ha mostrato nessun segnale rispetto alla volontà di istituire e destinare ai malati gravi e gravissimi, compresi quelli di Sla, il fondo per non autosufficienti per l’assistenza domiciliare. Il messaggio dei malati, duro come un macigno, è stato portato al vicepresidente del Senato Vannino Chiti, in visita ad Arcidosso, venerdì, da parte della figlia della presidente del Comitato 16 novembre, Laura Flamini di Castel del Piano, malata di Sla e che coordina l’associazione nazionale dei malati della sua stessa malattia, ma anche di tanti altri malati gravi e gravissimi.
Un grido di dolore e di rivendicazione del diritto all’assistenza, i cui termini e implicazioni sono stati presentati dalla figlia della presidente Flamini, con grande dignità e precisione di riferimenti. Una battaglia durissima, quella dei malati di Sla e di tutti gli altri con patologie gravissime, che dal 14 novembre hanno ricominciato lo sciopero della fame per mettere davanti agli occhi delle istituzioni la situazione di persone in difficoltà che chiedono solo di vivere. Una battaglia che dura ormai da anni, con momenti drammatici come quello dello scorso giugno, quando a Roma, con le loro barelle, le sedie a rotelle, i tubi per respirare, i malati fecero commuovere perfino il ministro Fornero che espresse qualche promessa di interessamento. Poi la protesta successiva, con una lettera al presidente del consiglio Mario Monti e poi l’inizio dello sciopero della fame lo scorso 21 ottobre.
Sciopero pericolosissimo, che aveva accomunato malati di Sla con altri malati di gravi patologie, contro i tagli del governo nel settore del sociale. Lo sciopero era stato sospeso il 31 ottobre, nella speranza che, come promesso, il governo avrebbe emendato il disegno di legge di stabilità, deliberando che nel fondo Catricalà di 900 milioni, 350 fossero impegnati per la non autosufficienza.
Invece per ora nessun segnale è arrivato e come promesso, 100 malati hanno ripreso la protesta e il 21 novembre saranno a Roma, a manifestare contro il governo con azioni eclatanti ed estreme, compresa quella di staccare i tubi dei ventilatori polmonari. E’ la stessa Laura Flamini, presidente dell’associazione dei malati di Sla 16 novembre, a spiegare i motivi della ripresa dello sciopero, battagliera come sempre dal suo letto di malattia di Castel del Piano dove giace immobile ormai da anni. Eppure con gli occhi che riescono a battere parole sullo schermo del computer, sfida il governo e spiega: «Il ministro Grilli in tv, ha dichiarato che i soldi ci sono, ma non ci basta, sono solo parole. Infatti, la legge di stabilità, in approvazione, non contiene riferimenti certi al fondo per malati gravi non autosufficienti. Il ministro Fornero e il ministro Balduzzi ci avevano assicurato che a breve avremmo avuto risposte certe. Ma ai ministri è consentito "moralmente" non mantenere una promessa?»
«Ai politici che hanno cavalcato l'onda dell'indignazione con dichiarazioni di personale impegno - prosegue Laura - , naturalmente in televisione, vorrei chiedere dove erano quando il governo Berlusconi ci ha derubato del fondo per la non autosufficienza, e quando abbiamo iniziato la nostra protesta lo scorso 17 aprile. Fino ad ora abbiamo chiesto dignità per i malati. Ora invece urliamo che sono i ministri che devono avere dignità. Loro non hanno rispettato niente».
Da Vannino Chiti, Laura Flamini non è andata. Difficoltoso staccarsi da quelle macchine che la tengono in vita e poi è legata a un filo sottile, essendo in sciopero della fame. Ha fatto da portavoce la figlia che ha sintetizzato il problema davanti a Chiti e la gravissima difficoltà di molti malati.
«I malati sono determinati - ha detto - il loro desiderio è vivere e essere assistiti nella loro casa. Quelle risorse devono essere loro destinate, per diritto». Il vicepresidente Chiti, fra la commozione generale, ha ascoltato con attenzione e ha promesso il suo interessamento personale e istituzionale per questa dolorosa e urgente problematica.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google