Il Tirreno

Grosseto

Sassi e urla contro il sindaco Paffetti

di Claudia della Verde
Sassi e urla contro il sindaco Paffetti

Lei va in piazza per parlare con la gente ed esplode la protesta: le tirano i capelli e si mette anche a piangere

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ALBINIA. «Vergognati, con che faccia ti presenti ad Albinia quattro giorni dopo! Ti farebbe bene spalare un po' di m... come noi!»; «A Brancazzi non è venuto ancora nessuno, guardami in faccia e poi vattene» e ancora «Questa non è la tua gente, torna da dove sei venuta».

Viene accolta così, tra grida, infamie e pesanti aggressioni, non solo verbali, il sindaco di Orbetello ad Albinia.

Erano circa le quattordici quando Monica Paffetti ha varcato i confini lagunari e si è spostata nella frazione per parlare ai responsabili dell'azienda Conserve Italia ed incontrare la cittadinanza del posto in un giro di perlustrazione del paese. Un'iniziativa arrivata probabilmente troppo in ritardo secondo la gente della frazione.

E infatti, il tempo di fermarsi per rilasciare un'intervista al tg regionale, proprio di fianco alla chiesa, ed ecco che scoppia il putiferio: una ragazza si avvicina e comincia a gridarle «vattene, non ti vogliamo qua dopo quello che hai detto sui giornali», sollevando l'indignazione di una folla radunatasi in pochi secondi tutto intorno. Tra le urla della gente del posto, qualcuno, accecato dalla rabbia, si avvicina e le tira i capelli, altri sputano e lanciano acqua, sassi e bottiglie.

In un attimo è il caos. L'indignazione è quella di una trentina di persone appartenenti ad un paese che cerca adesso il capro espiatorio per una tragedia che forse, almeno secondo loro, poteva essere in parte evitata. Mentre lei, sconvolta e con gli occhi gonfi di lacrime, cercava di formulare una risposta – materializzata poi in un mucchio di parole sussurrate «io non ho colpa, ho fatto quello che dovevo» - i carabinieri, i pompieri ed i volontari della Misericordia cercavano di placare gli animi infuocati di tutti quegli uomini e quelle donne che avrebbero potuto linciarla. Il gesto protettivo dei carabinieri, che l'hanno scortata fino alla macchina, però, ha scatenato un'ennesima mandata di insulti ed ha riacceso i veleni.

Tutto è nato da alcune parole della Paffetti in un' intervista apparsa ieri proprio sulle nostre pagine. La sindaca si era lasciata andare a considerazioni, probabilmente in modo candido e senza pensare alle conseguenze, in risposta alle contestazioni cittadine nei riguardi dei ritardi sul lancio dell'allarme di esondazione. «Il meccanismo di allerta ha funzionato - aveva detto - E infatti la gente si è spostata ai piani alti prima dell’arrivo dell’acqua Abbiamo avuto l’allarme nella giornata di domenica. E ci siamo mossi subito, anche mandando i vigili casa per casa. La gente sapeva che c’era il rischio, ma nessuno si aspettava una cosa di questo genere».

Parole, queste, che hanno ferito nel profondo una popolazione già dilaniata dal fango e che ha sempre accusato il Comune di non esser stata avvertita in tempo. Dopo il ritorno del sindaco al comune di fronte alla chiesa non si parlava d'altro. Tutti hanno condannato la violenza, ma qualcuno, come Valentino Bisconti consigliere provinciale Pd ha chiamato in causa un improbaile complotto politico, altri come Chiara Piccini e Luca Minucci (consigliere comunale di opposizione e coordinatore provinciale Pdl) hanno invece escluso questa tesi asserendo «la politica locale è sopra le parti, non può influenzare tali azioni». Il vicesindaco Marcello Stoppa, invece, condannando l'aggressione, afferma enfatizzando «Sono disposto a mettermi nudo in piazza a prendere sassate quando sarà tempo di stabilire le responsabilità. I problemi della gente sono i nostri e capisco la rabbia; abbiamo sbagliato a non avvertire passando casa per casa, ma anche noi siamo stati allertati in ritardo, domenica». Quello di ieri, comunque, è stato visto da alcuni come un agguato. Nulla a che fare con la pacifica rappresentanza di Confcommercio, radunata a pochi metri dai fatti e presente solo per dare indicazioni ai commercianti sulla consegna dei moduli per l'indennizzo delle perdite. Dubbi su quanto accaduto arrivano però dal parroco di Porto Ercole, don Adorno, volontario al lavoro insospettito dalle richieste di informazioni dei passanti: «Almeno 3 persone mi hanno domandato se era arrivato l'avvocato Taormina per un colloquio con i cittadini. Non era vero nulla e credo invece che qualcuno, informato della venuta del sindaco, abbia sparso la voce per attirare gente di fronte alla chiesa». Dietrologismi a parte, l'arrivo della Paffetti era un evento atteso e la voce, rivelatasi fondata su tempo e luogo della sua presenza, ha fatto il giro del paese raccogliendo i facinorosi.

Altri servizi alle pagine 4 e 5

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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