Gioco
Anche gli operai al lavoro per far rinascere l’azienda
Conserve Italia, alle prese con 30 milioni di euro di danni, richiama i dipendenti in sede per pulire gli immobili dal fango. In 70 si sono armati di pale e pompe
ALBINIA. Sono una settantina gli impiegati che si sono armati di pale e pompe nella speranza di non veder morire la fabbrica, e con questa, la loro occupazione. Oltre trenta milioni di euro i danni contati da Conserve Italia. Questa la prima stima del disastro che ha colpito la fabbrica in territorio orbetellano.
Mercoledì, quando i cancelli della fabbrica si sono riaperti per un primo sopralluogo, un terrificante tappeto di fango si è mostrato ad Enzo Rossi, assessore all’agricoltura della Provincia di Grosseto e direttore della società la cui sede è proprio ad Albinia, che commenta così. «Dire sconfortante è un modo per farsi coraggio». L’impianto, tra i più grandi della zona sud della provincia grossetana, si occupa di lavorazione e produzione alimentare e tratta specialmente prodotti ortofrutticoli come il pomodoro. Copre una superficie totale di 11 ettari, di cui due e mezzo al chiuso, e dà lavoro a moltissime persone: nel periodo di raccolta del pomodoro, la manodopera arriva fino a 400 unità, mentre il resto dell’anno un centinaio di posti fissi sono sempre stati garantiti. Il danno provocato dall’esondazione dell'Albegna è imponente: essendosi chiusa da poco la campagna di lavorazione, nei magazzini c'è la produzione di un intero anno. «Il prodotto presente è stato investito per il 30% in altezza dall’acqua - spiega Rossi - Molto è caduto in terra ed è totalmente irrecuperabile. Ci auguriamo che la perdita sfiori la metà di ciò che era stoccato in magazzino, sempre se riusciremo ad entrare nelle pedane e nelle parti più alte». Ma le conserve di pomodori perse non sono l’unico problema. Gli impianti - a partire dall’ingresso dove viene effettuata l’accettazione pomodoro, passando dai rulli lavaggio, il nastro della cernita, il riempimento,l’aggraffatura, i luoghi di pastorizzazione, sterilizzazione e stoccaggio del prodotto finito; e per finire il reparto depurazione e la centrale termica – sono tutti danneggiati, forse irrecuperabili. Gli ambienti della grande “Conalma” mettono in scena uno spettacolo apocalittico dove il limo, una sabbia sottilissima e impalpabile, si è insidiata ovunque. «Tutte le tecnologie elettroniche che assistono, seguono e servono le linee di produzione sono completamente fuori uso – prosegue il direttore - La parte elettromeccanica sarà da verificare e ripristinare, mentre in quella meccanica degli impianti deve necessariamente essere cambiato ogni cuscinetto presente; qui ce ne sono qualche decina di migliaia perché tutti i nostri meccanismi camminano su rulli e su movimentazioni che compongono la linea di produzione. Dovremo sostituire i macchinari. Questo prevederà altre spese, ma soprattutto tempi molto lunghi. Una stima preventiva dei danni è molto difficile, ma credo che per il nostro stabilimento non potremo spendere meno di trenta milioni di euro». Il personale disponibile, una settantina, si è rimboccato le maniche ed è tutto a lavoro con gli attrezzi. Tra questi Erica Galli e Valeria Santi, operatrici del del “laboratorio controllo qualità e processo” dell’azienda. «Siamo qua dalle 7,30 per liberare il piazzale dal fango e rimarremo fin quando la luce ci consentirà di lavorare. avevamo visto le foto della nostra fabbrica su internet, ma quando siamo entrate è stato terribile. La paura è quella di non ripartire, speriamo di farcela». Per adesso sembra comunque che l'azienda si sia impegnata per garantire una busta paga ai propri dipendenti. «Abbiamo richiamato tutti, anche persone ferme, ma con contratto – conclude Rossi - stiamo operando con il nostro personale. L’ambiente è molto complesso e per certi versi pericoloso, per cui abbiamo deciso di utilizzare manodopera interna che già conosce le macchine e gli ambienti piuttosto che volontari, difficilmente da utilizzare in un ambiente industriale. C’è tanto bisogno in paese, è giusto che siano li, con i privati cittadini».
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