Sicurezza
Lo trovano morto nel lago di Burano
Il romeno, 35 anni, era scomparso da lunedì sera: il fosso Melone in piena lo ha trascinato fino a valle
CAPALBIO. La pioggia assassina colpisce ancora. Nello specchio limaccioso del lago di Burano è stata ripescata, ieri intorno alle 17, la quinta vittima del torrente di acqua e di fango che ha violentato la Maremma del sud, aprendo una ferita che non sarà facile da risarcire.
Si tratta di un giovane operaio romeno, un bracciante agricolo che aveva lavorato in numerose aziende della zona: 35 anni, si chiamava Sirghi Georgeta.
Era stato il fratello, martedì mattina, a denunciare la sua scomparsa ai carabinieri, non avendolo visto rientrare la sera prima a casa, proprio nel mezzo dell’acquazzone.
E ieri pomeriggio, intorno alle 17, è stato trovato nel lago di Burano da Filiberto Valentini, l’uomo che gestisce la pesca nello specchio acqueo di proprietà della Sacra. Ed è stato lui a dare immediatamente l’allarme.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione di Capalbio che, dopo l’autorizzazione del magistrato, hanno provveduto alla rimozione del corpo. La salma quindi è stata identificata dal fratello, chiamato dai militari.
Una prima ipotesi sulla morte del giovane riporta alla drammatica notte di lunedì, quando la Maremma del sud era sotto al diluvio.
Il corpo, infatti, è stato trovato all’estremità nord del lago, verso Ansedonia, non lontano dal punto dove confluisce il fosso Melone. Fosso che, nella notte di lunedì, è esondato. Si pensa che il giovane sia caduto nell’acqua e che sia stato poi trascinato dalla corrente fino al lago di Burano. Si pensa quindi che fosse nell’acqua da almeno tre giorni. Dell’accaduto è stato poi avvertito anche il sindaco di Capalbio, Luigi Bellumori.
Sirghi da qualche tempo non lavorava, andava avanti con l’indennità di disoccupazione, ma in passato era stato impiegato nelle varie aziende agricole della zona.
«Aveva lavorato per mio fratello – dice Mauro Del Vecchio, consigliere comunale e imprenditore agricolo –. Lo conoscevo ed era un bravissimo ragazzo. Uno di quelli che non ha problemi a lavorare nei campi, anche quando è dura. Non riesco a capire come possa essere successo: era giovane e forte, chissà. Questa maledetta acqua non solo sta mettendo in ginocchio le nostre aziende, ma si prende anche delle vite».
Sergei è la quinta vittima dell’alluvione dopo Paolo Bardelloni, Antonella Vanni e Maurizio Stella, i tre dipendenti dell’Enel caduti dal ponte di Marsiliana devastato dalla furia dell’acqua e dopo un altro capalbiese, Giovanni Serrati , l'agricoltore di 73 anni che la notte tra domenica e lunedì è stato spazzato via da un'ondata della piena, al Pelagone.
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