Il dolore
La Procura mette sotto sequestro il ponte della voragine
Il fascicolo, per ora, è un modello 45: in altre parole, “atti relativi”. Ci sta finendo dentro tutto quanto i carabinieri stanno raccogliendo sull’alluvione. Testimonianze, atti ufficiali, documenti...
Il fascicolo, per ora, è un modello 45: in altre parole, “atti relativi”. Ci sta finendo dentro tutto quanto i carabinieri stanno raccogliendo sull’alluvione. Testimonianze, atti ufficiali, documenti fotografici e video. Un fascicolo già corposo, suscettibile naturalmente di ampliamenti. Nessun indagato, nessuna ipotesi di reato. La Procura vuole capire se nel disastro che ha travolto la Maremma e in particolar modo la parte sud della nostra provincia sia ravvisabile qualche forma di responsabilità: omissioni di soccorso o di atti di ufficio oppure altro ancora. Per questo la raccolta di informazioni e dati è indispensabile. Il procuratore Verusio e il sostituto Leopizzi, di turno al momento in cui l’alluvione si è abbattuta sulla nostra provincia, attendono che l’Arma completi le verifiche e stili un primo rapporto informativo, contenente tutti i dati certi.
Questo fascicolo si affianca a quello sulla morte dei tre dipendenti Enel, precipitati con l’auto nella voragine apertasi sull’asfalto del ponte San Donato sull’Albegna, e a quelli sulle altre vittime: quello relativo alla morte di Giovanni Serrati, morto lunedì dopo essere caduto con l’auto nel Rio Chiarone, e quello - recentissimo - su Sirghi Gheorgheta, trovato ieri senza vita nel lago di Burano (era scomparso da lunedì).
La Procura della repubblica ha intanto messo sotto sequestro il ponte di San Donato, perché sia possibile sottoporlo a perizie. La struttura sarà esaminata con cura per capire cosa abbia portato al cedimento che ha finito per costare la vita ai tre tecnici di ritorno da una convention a Roma.
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