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Condannata per gli ammanchi a scuola

Condannata per gli ammanchi a scuola

L’ex responsabile dei servizi amministrativi dell’istituto Del Rosso dovrà pagare 266mila euro per danno erariale

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ORBETELLO. A segnalare il caso erano stati i revisori dei conti dell’Istituto superiore “Raffaele Del Rosso”: c’è una gravissima irregolarità contabile, avevano scritto nel febbraio 2011. Ma la pentola era stata scoperchiata già qualche mese prima, quando la banca che svolgeva servizio di cassa aveva segnalato un’anomalia. Così era stato sottoposto a verifica tutto il periodo 2004-2010.

Nel mirino era finita la allora direttrice dei servizi generali e amministrativi della scuola, Mirella Arienti, abitante a Capalbio. Che secondo gli accertamenti avrebbe emesso assegni e mandati di pagamento a proprio nome, a nome del figlio, del proprio convivente e di altri soggetti, per un totale di ben 548 mila euro. Adesso Mirella Arienti (che non si è costituita in giudizio) è stata condannata dalla Corte dei conti a pagare 266mila euro di danno erariale: «è di tutta evidenza che sia stata l’unica diretta beneficiaria delle somme illegittimamente intriotate e che abbia agito con dolo», scrivono i giudici contabili della sezione fiorentina. Ma la Corte dei conti ha condannato anche l’istituto cassiere, cioè la Banca di Saturnia e Costa d’Argento a pagare 53 mila euro in via sussidiaria. Questi 320 mila euro complessivi dovranno essere versati al ministero dell’Istruzione. Assolte da ogni pretesa risarcitoria Poste Italiane, chiamate in causa perché titolari della custodia del denaro depositato sul conto corrente intestato alla scuola. A chiamare in causa Arienti (al 50%), Poste e Banca (ciascuna per il 25%) era stata la procura regionale. Adesso che le motivazioni sono state pubblicate, le parti potranno presentare appello.

La Banca aveva segnalato l’anomalia nel settembre 2010: si trattava di un assegno da 14.500 euro trasferito su un conto che avrebbe dovuto essere destinato esclusivamente al versamento di rette, tasse e contributi, sul quale non potevano essere ordinati pagamenti. Di tale assegno la signora Arienti risultava sia beneficiaria sia firmataria. Per scritto, la stessa Arienti aveva ammesso di aver incassato l’assegno «per motivazioni strettamente personali» e si era detta disposta a reintegrare la cifra. Scattato il provvedimento di sospensione per 10 giorni dal lavoro e dallo stipendio, la dirigenza scolastica aveva avviato una verifica integrale, avvisando anche i carabinieri. Nel corso del procedimento era stato ordinato anche un sequestro conservativo. La verifica aveva portato ad accertare una somma di 548 mila euro (14mila dei quali risarciti dalla banca a titolo di culpa in vigilando - dunque totale di 533 mila euro). (p.s.)

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