Il Tirreno

Grosseto

Braccia, sorrisi e rabbia per la rinascita di Albinia

di Claudia Della Verde
Braccia, sorrisi e rabbia per la rinascita di Albinia

Un esercito di volontari, residenti e forestieri, ha invaso le strade del paese Badili e stivali, sono i protagonisti. Con tanta gioia e qualche polemica

4 MINUTI DI LETTURA





ALBINIA. Albinia il terzo giorno. L’acqua è ormai defluita, ma il paese è ancora sommerso dal fango e la gente si riversa nelle strade alla ricerca della propria auto, o per salvare ciò che resta della sua vita, della sua attività.

Intanto i primi negozi di alimentari riaprono le porte, come Despar e Coop. Proprio quest’ultima ha affidato la gestione del punto vendita alla Protezione civile e ai dipendenti stessi tornati a lavoro, che da ieri hanno selezionato solo prodotti confezionati ed extra alimentari per garantire alla popolazione un presidio per acqua potabile e generi di prima necessità.

Nel frattempo il fiume che invade le vie della cittadina adesso è fatto di uomini e donne, residenti o forestieri, tutti arrivati fin lì con mezzi propri e spinte da un unico credo: aiutare.

A presidiare, accanto alla chiesa, il punto di ritrovo e distribuzione più affollato, ci sono gli angeli della Croce Rossa, Enpas Misericordia e Vab, della colonna mobile della Regione Toscana; un centinaio di operatori che con i 42 mezzi utilizzati in tutte le vie (tra cui camion, idrovore e fuoristrada) vegliano sulla cittadinanza. Leonardo Bulleri è uno di loro: «Il peggio è passato – dice – ma adesso inizierà il lavoro duro con pale e badili. Per fortuna le idrovore non servono più». A seguirlo è Andrea La Vecchia, testimone di alcuni fatti avvenuti proprio di fronte alla chiesa: «Qua la tensione è ancora alta e i cittadini, a volte, abbandonano i nervi saldi e si sfogano con chi è presente. Vorrei però smentire la notizia apparsa su un’agenzia di stampa di una rissa proprio davanti alla chiesa poiché quello che ho visto è stato solo uno scambio di opinioni che non può scalfire quanto di buono stiamo facendo noi e la gente». A fare la voce grossa, infatti, pare sia stato ieri don Adorno, il parroco di Porto Ercole, che aveva semplicemente ammonito coloro che intralciavano i lavori, incitandoli a collaborare.

A volersi attrezzare di pala e scopa non sono però solo autoctoni e abitanti dei comuni limitrofi. Una prova è Gerardo Piccioli, ex pilota della protezione civile e originario di San Giovanni Val d’Arno, che, innamorato della Maremma, ha deciso di acquistare qualche anno fa una casa per le vacanze a Orbetello: «Sono tornato per dare una mano e credo di rimanerci – racconta – mi piace fare volontariato, è una cosa che riempie non solo il dolore degli altri, ma arricchisce chi lo fa». Da ieri alle 9 lui e la moglie hanno perlustrato alcune zone più marginali come le Topaie, aiutando a spalare in magazzini disastrati e cantine quasi irrecuperabili: «Quello che mi ha colpito, e che probabilmente mi ha fatto amare da subito questa terra, è soprattutto la sua gente, lo spirito combattivo e la volontà di ripartire che supera ogni cosa – prosegue – nonostante si tratti di persone che hanno perso quasi tutto la loro voglia di dare è incalcolabile e siamo stati accolti in modo stupendo».

Anche i consorziati Welcome Maremma ci mettono del loro, allestendo una vera e propria mensa nel retro della chiesa dove solo oggi sono stati sfornati 400 pasti cotti e 500 panini: «Abbiamo portato tutti gli esuberi di gustatus – dice Paolo Parisi ristoratore locale nel direttivo del consorzio- e ogni giorno vogliamo togliere qualcosa a noi per garantire pasti caldi e buoni a tutti. Peccato però che la partecipazione scarseggi».

Pensiero, quest’ultimo, condiviso da un famoso sportivo di Porto Ercole, Vincenzo Sabatini, detentore del record di presenze nei campionati dilettantistici e oggi portiere del Manciano, in prima categoria «Ho contato almeno un centinaio di persone partire dal mio paese – dichiara – e, facendo una pagella darei 10 al volontariato e un voto più basso a chi indossa “divise”: il vero lavoro lo stanno facendo i civili». Sabatini, come molti altri volontari, è tra coloro che sono intervenuti autonomamente, senza contattare amministrazione tantomeno associazioni attive sul territorio.

E da Orbetello ecco anche Matteo Valeri ed Enrico Gallo, ristoratore e avvocato: «Servono braccia – dicono – ma soprattutto serve un vero coordinamento. In assenza di qualche indicazione abbiamo deciso di riempire il più possibile le auto, lasciarle sulla Giannella e arrivare con le navette. Il sistema di raggruppamento volontario è troppo lento».

Ma il primo vero bilancio, ancora da indignati e con la rabbia nel sangue, lo fanno gli albiniesi. Marta Scotto, Chiara Brasini e Caterina Acquaroli sono tre ragazze con le idee chiare, che indicano i vigili del fuoco come veri protagonisti della resurrezione del paese: «I vigili del fuoco, così come le persone comuni venute ad aiutare, sono dei santi – affermano con convinzione – magari tutti fossero come loro...».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa