Il Tirreno

Grosseto

Prime stime delle associazioni servono più di cento milioni

di Gabriele Baldanzi
Prime stime delle associazioni servono più di cento milioni

Artigiani e agricoltori iniziano a rimboccarsi le maniche per ripartire. Fusini (Cna): «Stiamo valutando come intervenire». Rossi (Conserve Italia): «La differenza la faranno le risorse economiche»

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GROSSETO. Stimare i danni tre giorni dopo un evento come quello vissuto nel comprensorio Paglia-Fiora-Osa-Albegna è praticamente impossibile.

Lo premettono tutti, prima di iniziare a elencare le perdite. Da Gabriele Fusini (presidente di Cna), che nell'epicentro del disastro ci vive e ci lavora da sempre, ad Anton Francesco Vivarelli Colonna (presidente di Confagricoltura), che con l'alluvione ha parzialmente compromesso la sua azienda modello. E ancora l'amministratore Enzo Rossi, assessore all'agricoltura della Provincia di Grosseto e direttore della società Conserve Italia che ha sede proprio ad Albinia.

Solo ad Albinia, dove ancora ci sono decine di attività sommerse (dalla Sma alla Siciet, da Copaim a Copaca, senza contare i piccoli negozi e una miriade di aziende agricole della zona), i danni sarebbero nell'ordine delle decine di milioni di euro. Fusini parla di 70-100 milioni.

In tutta la Maremma la devastazione portata dall'acqua ha danneggiato almeno 1.500 aziende agricole e centinaia di imprese commerciali, ricettive e artigianali, oltre ad alcune aziende di medie dimensioni del comparto agroalimentare per le quali si prevedono circa 500 persone in cassa integrazione. L'intera area industriale di Albinia, oltre al paese, è stata inondata. Capannoni e macchinari sono inutilizzabili.

Tra le aziende più colpite Conserve Italia, appunto. Rossi, il direttore, è molto chiaro: «Non siamo ancora in grado di valutare precisamente l'ammontare dei danni, però, come ho già detto, il conservificio adesso era praticamente a regime. Avevamo in magazzino tutti i prodotti realizzati a fine estate, che rappresentano la maggior parte della produzione di tutto l'anno. La differenza, nelle prossime settimane, la faranno le risorse economiche che ci verranno messe a disposizione per ripartire».

Un'altra ventina di milioni di euro - stiamo parlando solo di colture e aziende, insomma “patrimonio privato” - si stima nel resto della provincia, da Barca dei Grazi a San Donato, da Marsiliana alle colline del Morellino e del tufo; e poi Castiglione della Pescaia.

Fusini è realista: «In queste ore stiamo facendo una prima conta, non tanto dei danni; questi potranno essere stimati solo dopo che le acque si saranno ritratte. Al momento stiamo cercando di capire quante aziende - e dove - sono state sommerse, quante sono state danneggiate e in che misura e quando potranno tornare a produrre».

Intanto l'onorevole Luca Sani, ieri, è intervenuto, alla Camera per relazionare sul disastro.

Nei prossimi giorni il consiglio dei ministri dovrebbe assumere le prime decisioni sul tipo di provvedimento che sarà emanato, da cui dipendono poi tempi e procedure per accedere a contributi e aiuti. Aziende agricole e artigianali, piccole imprese, da lunedì sono appese a un filo che si è fatto molto sottile. In attesa di capire se e in che misura questi danni saranno risarciti, si respira una diffusa sensazione di sfiducia. Non potrebbe essere altrimenti.

Qui, ad Albinia, sott'acqua sono finiti trattori, serre, raccolti e semente (alcune avviate appena una settimana fa). E poi macchine, case, furgoni. Solo la Siciet ne ha persi una decina.

«È presto per quantificare i danni - commenta il presidente della Coldiretti di Grosseto, Francesco Viaggi - bisognerà vedere cosa lascerà dietro di sé questa distesa d'acqua nel momento in cui inizierà a ritirarsi; e se alla distruzione dei raccolti si aggiungeranno altri danni, strutturali. Ci risultano mezzi distrutti, sistemi di irrigazione e regimazione non più funzionanti, spesso divelti; e ancora magazzini e depositi pieni dove i prodotti sono da buttare». Sulla stessa lunghezza d'onda, il presidente della Cia Enrico Rabazzi: «Chiederemo con forza alle istituzioni, in primis Regione e Ministero dell'agricoltura, il riconoscimento dello stato di calamità e lo stanziamento di fondi adeguati che ricompensino la grave perdita subita dalle aziende, provvedimenti certi e non promesse, come è avvenuto per la siccità».

Un altro fronte critico è quello dell'allevamento, della zootecnia. Al bestiame affogato (soprattutto ovini e suini - 200 capi uccisi in una sola azienda) va aggiunto il cosiddetto danno indotto. Gli animali, quantunque salvi, sono stressati e affamati.

Per governare le bestie nelle campagne a sud di Grosseto c'è chi ha camminato nell'acqua che gli arrivava a mezza vita, chi ha usato la barca. Le associazioni del mondo agricolo e i consorzi di bonifica apriranno infine la prossima settimana un tavolo tecnico per venire incontro alle imprese delle zone colpite, affinché si provveda al ripristino di canali e strade.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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