Il Tirreno

Grosseto

Il giorno della rabbia Albinia adesso accusa

di Elisabetta Giorgi
Il giorno della rabbia Albinia adesso accusa

«Nessuno ci ha avvertiti in tempo», denunciano gli abitanti della frazione Centinaia di volontari in campo, l’emozione del crocifisso strappato al fango

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ALBINIA. Albinia, il giorno della rabbia. Albinia che accusa la mancanza di coordinamento, i ritardi nel dare l’allarme. I preavvisi inesistenti, le comunicazioni “incrociate” poco e male. Un disastro - secondo molti - che poteva essere evitato.

Al terzo giorno dall’alluvione il fango regna ovunque, in paese. Continua a invadere le vie e i campi, a inghiottire le case nonostante l’acqua sia parzialmente defluita e le vie di accesso sbloccate. La polemica sul modo in cui è stata gestita l’emergenza infuria. «Ma lo vedete come ci hanno ridotto? Qualcuno prima o poi dovrà darcela una spiegazione - dice una ragazza di 40 anni, stralunata, di fronte alla chiesa del paese - La sua auto nera è inghiottita dall’acqua e dal fango, il padre è rimasto bloccato e ha dovuto dormire fuori. Gli animali sono stati salvati per puro miracolo. Intorno dilagano morte e distruzione e la cittadina - fino a ieri - è stata tagliata fuori dai collegamenti.

«Non si può dare l’allarme meteo 50 volte all'anno, altrimenti rischia di non creduti come quando si fa “al lupo al lupo” - dice Paolo Mastracca, albiniese, dipendente all'Agenzia delle Entrate - Tant’è vero che lunedì mattina le scuole erano aperte; da ciò si deduce che non si percepiva un pericolo imminente, del quale infatti nessuno ci ha informati».

Il consigliere provinciale Valentino Bisconti, martedì pomeriggio, fa su e giù per le strade, a piedi e in auto, a prestare soccorso alle famiglie con la tuta di volontario della Misericordia. Non si è dato tregua, mai. «Si sente tanta rabbia in paese - conferma - La gente lamenta che non è stata avvisata per tempo e non ha avuto coordinamenti». Fino all’ultimo, in effetti, le comunicazioni su Albinia sono a tutti gli effetti rassicuranti. E persino claudicanti.

Franco Bovicelli, 65 anni, ex bancario, sbotta. «La popolazione non è stata avvertita per tempo». E anche Paola, proprietaria della ferramenta, «Ma perché la macchina dei vigili è passata solo alle 9,30 quando l’acqua già iniziava a tracimare? Ma lo volete dire prima, così mettiamo in salvo i nostri computer e la nostra pelle? Possibile che non lo sapessero? Io mi trovo 3 metri d’acqua nel mio magazzino, chi me lo restituisce il mio lavoro?». Secondo Claudio Leoni, commercialista, «il problema è la mancanza di idrovore: mancavano all’appello. Il Comune non le ha. Per questo non si è provveduto in tempo. Né è stato dato un tempestivo allarme. Insomma, sono mancati i mezzi e la tempestiva comunicazione». Anche Fabio Murzi, 29 anni che lavora alla Copaim, spiega addirittura che a lui è stata detta una cosa («Prendi tua moglie e lascia Albinia»), mentre agli abitanti del suo palazzo è stato detto tutt’altro («State pure in casa, salendo ai piani alti»). Testa o croce, lui ha scelto di restare in casa, e infatti è stato colto dal fango. Intanto, ieri, il sindaco Monica Paffetti ha annunciato la creazione di un Coc (centro di coordinamento) a Orbetello nella ex sede del Comune (telefono 0564 861328), ma anche su questo c’è chi mormora. «Perché non ad Albinia? Perché non dove devono essere gestiti materialmente i soccorsi? La gente non ha neppure il telefono, per chiamare quel numero, e non può raggiungere il centro perché non può lasciare il paese». Vittorio Patanè, altro albiniese, attacca duro. «Il primo giorno non c’erano punti di riferimento, era tutto allo sbando. C’erano i volontari, gli altri sono arrivati dopo..». Tant’è che starebbe nascendo un comitato di cittadini decisi a valutare “da soli” i danni e capire come muoversi. Polemiche sono anche e soprattutto sulle barriere dell’Aurelia che hanno intrappolato Albinia. «L’unica cosa da fare era buttare giù il new jersey - dice una ragazza - ma nessuno l’ha fatto». Intanto, nel formicolio di ieri dove sfrecciavano mezzi di carabinieri, Forestale, Vigili del fuoco, Esercito etc, è sceso ad Albinia anche Paolo Francesco Tronca, capo dipartimento (nazionale) dei vigili del fuoco, che davanti alla chiesa ha dato conto di «500 interventi, tra Grosseto, Siena, Massa». Altre idrovore in arrivo. Una stima presunta dei tempi per tornare alla normalità? «I tempi sono quelli reali».

Tante - intanto - continuano a essere le storie e le testimonianze drammatiche.

Daniele Leandri, di 39 anni, è stato salvato dal cognato insieme a moglie e figlia di 4 anni su un gommone. «Lui ha un gommone a Porto santo Stefano, l’ha messo in macchina ed è arrivato ad Albinia dove si è messo a navigare per le strade e ci ha raggiunti, in località Guinzoni. Ci ha caricati: ma nei punti asciutti ho dovuto portare mia figlia in braccio. Siccome non potevamo uscire abbiamo dormito da una signora che non conoscevamo».

Altra storia riguarda un salvataggio particolare: un gruppo di 15 ragazzi - racconta il parroco don Adorno - è andato a svuotare il salone della chiesa allagata. E ha trovato una statua di un Cristo morto, messo subito in salvo fuori, accanto a divani e mobili distrutti. «Forse il miglior simbolo di una resurrezione - dice il parroco - che adesso tutti si aspettano presto». (Il servizio fotografico è di Enzo Russo)

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