Sicurezza
Notte a scuola: paura e Facebook Il racconto dei giovani sfollati
Cinquanta tra studenti e adulti hanno dormito nei locali di via Portogallo. Tra loro anche un 96enne Poco sonno e comunicazioni solo con internet. Ieri mattina sono stati riportati in pullman a Orbetello
GROSSETO. La pila di materassi accatastati racconta meglio di ogni altra cosa la precarietà della nottata trascorsa. Una notte di scarse comunicazioni, poco sonno, molta paura. Per molti ha solo separato la cena dalla colazione. Servita dai volontari che non hanno abbandonato la truppa di sfollati. Erano quasi cinquanta, tra studenti e adulti (una decina), gli abitanti della scuola media di via Portogallo, dove è stato allestito un comitato di accoglienza per chi era rimasto bloccato a Grosseto dalla furia dell’alluvione. «Chi ce l’aveva è stato per ore su internet con il cellulare - racconta la 17enne Valentina, una delle “inquiline” della scuola - Facebook era l’unico modo per sapere quello che stava accadendo fuori. La televisione non ce l’avevamo».
E allora tutti a guardare dai vetri i lampi, a sussultare per quei tuoni che solo dalla mattina hanno smesso di tormentare la Maremma. Una lunga giornata iniziata di fatto verso l’ora di pranzo di lunedì, quando tanti giovani pendolari, da Albinia, Orbetello, Porto S.Stefano, erano stati trasfetiti qui con i pulmini scolastici. Tra loro anche il 96enne Simone Roselli. Era venuto a Grosseto per una visita, non aveva potuto tornare a Porto S.Stefano. «Io ho anche russato stanotte, mi hanno trattato tutti benissimo», scherza mentre risale sull’auto che lo riporterà a casa. È uno dei simboli dello spirito di adattamento. E dell’ottimismo.
Ieri mattina la scuola è diventata anche il centro raccolta dei quasi 200 studenti che hanno dormito comunque a Grosseto, a casa di amici o di conoscenti. «Una notte difficile - spiega Valerio - io ero da amici e sono stato bene. Ma il pensiero andava a casa a Orbetello». Ancora più apprensione per la giovane Irene, di Albinia. Anche lei ha dormito a casa di amici. «Casa mia è salva, mia nonna invece ha un piano allagato, non so cosa troverò. E ho paura a tornarci».
Qualcuno, invece, in via Portogallo, ha provato a passare il tempo giocando, nelle ore piccole. Il sonno tanto non c’era. «Abbiamo fatto il gioco dei mimi, era il modo migliore per non farci prendere dallo spavento». Mimando la cosa più difficile. Essere lì a passare una notte spensierata da liceali.
L’unità di crisi per tutte le 20 ore di emergenza è stata gestita dalla Protezione Civile, assieme alla Polizia Municipale, ai funzionari del provveditorato e ai vigili del fuoco. E loro con pazienza hano dovuto contarli tutti ieri mattina. Nel conto non c’era solo chi ha dormito a scuola, ma tutti gli sfollati che hanno comunque avuto bisogno di una sistemazione. E allora appello, controappello di chi ha continuato ad arrivare alla spicciolata. Poi la telefonata a casa. «Signora, chiamo dalla scuola di Grosseto. Stiamo per rimettere sua figlia sul pullman per Orbetello lei ci autorizza?». Una scena ripetuta centinaia di volte. Poi il via alla carovana (cinque pullman in tutto, due vuoti), scortata dai vigli urbani. Passando per la stazione dove altri sfollati si sono radunati. E inventandosi un percorso alternativo per raggiungere il Neghelli di Orbetello: Aurelia fino ad Alberese, deviazione per San Donato, Barca del Grazzi, Parrina. «Autisti è l’ora». Tutti a bordo, la notte più lunga ormai è finita.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
