Il Tirreno

Grosseto

Diciottomila euro di gas: fa ricorso e vince

Diciottomila euro di gas: fa ricorso e vince

L’odissea di una donna che si era vista recapitare una maxi bolletta per due mesi di riscaldamento

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GROSSETO. Una malcapitata utente grossetana, abitante in zona agricola, si è vista arrivare a casa una maxi bolletta: 18mila euro per il consumo tra marzo e maggio, del gas.

Inizia così una lunga battaglia, tramite la Confconsumatori, con la società del gas, che ha sempre sostenuto come l’importo sia dovuto nonostante l’abnormità del consumo (oltre 27 mila metri cubi in due mesi). La società resta sorda ai ripetuti reclami ed anche al tentativo di conciliazione esperito dinanzi alla Camera di Commercio di Grosseto. L’autorità per l’energia ed il gas non interviene. Viene effettuata una verifica del contatore e gli zelanti tecnici del gas inviano il contatore ad analizzare ad Asti, impedendo così ogni forma di controllo per il cittadino. Non resta quindi all’utente che rivolgersi al Tribunale per accertare che il credito della società non sussiste oppure sussiste in misura minore, anche al fine di paralizzare la sospensione del servizio minacciata dal gestore del gas. Il Tribunale ha ascoltati diversi testimoni che hanno confermato come il consumo di gas da riscaldamento sia stato sempre parsimonioso a casa dell’utente e il perito nominato dalla signora, che ha attestato che in nessuna casa di residenza si può consumare oltre 27 mila metri cubi di gas in pochi mesi. Vengono sentiti anche i tecnici del gestore gas che riferiscono al giudice Paolo Cesare Ottati che il contatore dell’utente è ubicato ad oltre 300 metri di distanza dalla casa, all’interno di un terreno agricolo di terzi, e che quella zona - nel periodo incriminato - è stata oggetto di posa di tubature idriche, da parte di soggetti diversi dalla presunta debitrice. Dopo il fatto e la sostituzione del contatore i consumi tornano regolari, ovvero una media di circa 100 euro al mese. Ecco che il tribunale con la sentenza 1151/2012 ha stabilito che il contatore non fa prova del consumo; il consumo deve avvenire volontariamente oppure senza colpa dell’utente; che la società non ha neanche provato che il contratto prevedesse l’obbligo per l’utente di pagare il gas consumato per fatto o colpa dell’utente stessa. In aggiunta il tribunale ha ritenuto irreale ed abnorme la fattura sia sulla base delle testimonianze sia sulla base delle fatture degli anni precedenti e successivi al 2003. Ecco che con una sentenza il tribunale ha determinato in 200 euro il costo del gas per l’utente, nel periodo marzo-maggio 2003, in luogo dei 18.738 euro richiesti, condannando la società del gas al pagamento delle spese processuali di 2.178 euro oltre agli accessori, ponendo finalmente la parola fine alla “doverosa” ansia della malcapitata cittadina. «Purtroppo questi casi - dice la Federconsumatori che ha seguito tutto il caso - anche nella nostra realtà, sia con i consumi di gas che elettrici non sono infrequenti. Chi avesse subito cose di questo tipo può rivolgersi al nostro sportello di Grosseto in via Ronchi 24, telefono 0564/418276.

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