Il dolore
Albinia si risveglia a galla sull’inferno
Le strade paiono spaccate da un terremoto, mancano luce, gas e linee telefoniche, file di sfollati si rifugiano nella chiesa
ALBINIA. Un paese fantasma, inghiottito dalla tracimazione dell’affluente Magione e diventato irriconoscibile, stravolto da un’alluvione senza precedenti. Albinia è ancora isolata, con case e strade allagate, centinaia di sfollati rbetello. Più di 3000 sono isolati dal resto del mondo e con le case allagate.
All’altezza di Albinia, sull'Aurelia al chilometro 143, si spalanca una voragine, la terra sembra spaccata da un sisma. In paese non si arriva. Entrano solo i mezzi di soccorso, camionette della Forestale, Carabinieri, Vigili del Fuoco o Protezione civile. L’ingresso è drammatico. Gommoni per le strade, mezzi anfibi dei vigili del fuoco che navigano come canoe in laguna. Le auto galleggiano in cortile; nelle case mancano acqua, luce e telefono. Gli abitanti sono al buio e si riversano per strade come spettri, pronti a spalare fiumi di fango. Sale a circa trecento il numero delle persone che hanno affollato il palazzetto dello sport di Neghelli per poi essere trasferite nelle strutture caritas e parrocchiali e negli hotel riaperti per l’emergenza . Tutti residenti della frazione lagunare di Albinia e delle zone immerse nella campagna. Ad accoglierli ancora una volta i medici dell’Asl, gli infermieri e tutti i volontari civili che sono accorsi sul posto per dare un proprio contributo. Proseguono le operazioni di soccorso e gli aiuti materiali a chi vive in queste ore il dramma della catastrofe naturale, intrappolati nelle proprie abitazioni, senza acqua né luce. Solo alcune linee telefoniche, ad Albinia, sono state riattivate, ma la campagna è isolata. Nonostante il livello dell’acqua sia calato nel tratto di strada da via Pascucci alla Ferrovia, la situazione non è migliorata. Il fango e le carcasse di mobili uscite dalle case rendono inagibile il passaggio di molti veicoli e via Aldi, una delle strade principali, è ancora percorribile solo con mezzi anfibi. Quello che fa più paura adesso è l’arrivo delle acque a monte, che potrebbero aggravare ancora la situazione. Nel frattempo la Protezione civile ed il Comune, coadiuvati dall’aiuto dell’Esercito giunto in tarda mattinata ad Orbetello, stanno preparando un punto di accoglienza nella piazza delle Regioni, per cercare di dare supporto alle persone rimaste in paese e garantire loro pasti caldi ed un ritrovo comune. Riaperto nel tardo pomeriggio anche il tratto di Aurelia all’altezza dell'ingresso sud del paese per facilitare i rapporti con il capoluogo e rendere possibili gli scambi. A causare la prima esondazione dei piccoli affluenti dell’Albegna, secondo i primi rilevamenti dei tecnici comunali, non sarebbe stata la rottura degli argini ma l’applicazione pratica del principio dei vasi comunicanti: il livello del fiume più imponente, l’Albegna appunto, abituato a ricevere dai propri affluenti, ha invertito le parti e, superando il livello massimo di capienza, ha servito liquidi ai suoi fiumiciattoli, facendoli straripare dal loro corso. Nel frattempo, a seguito di un incontro tra regione, Prefetto, Questura e Comune di Orbetello, ci si attrezza per una nuova allerta meteo: la forte perturbazione che sembrava allontanarsi verso la Sardegna tornerà ad abbattersi, con effetto boomerang, sulle località di Talamone e Fonteblanda, già gravemente colpite dall'alluvione. Tantissime, intanto, le testimonianze degli abitanti della frazione. Laura Corridori, 42 anni, fioraia che abita ad Albinia. Ha un marito e tre cani. La sua casa è stata inghiottita dall'acqua e dal fango; oggi farà le valigie per fuggire a casa dei genitori a Magliano. Intanto è scappata al piano di sopra, quella del cugino del marito. "Lui non c'era. Ho buttato giù la porta". Il coniuge, Marco, aveva uno studio di odontotecnico: "Non c'è più, è stato inghiottito dall'acqua, non so più come fare a lavorare". E la loro casa è un'ecatombe: mobili sottosopra, salotto a soqquadro come un quadro cubista. La gente spala tutta via Maremmana, i negozi sono sommersi. La chiesa di Santa Maria delle Grazie, alle porte del paese, si è trasformata in un centro di accoglienza. Don Arnaldo Combi, 45 anni di origine milanese: «Abbiamo raccolto circa 20 persone; abbiamo messo le brandine per chi aveva la casa allagata o era rimasto intrappolato e non riusciva a rincasare. La canonica è diventata un rifugio». Alle porte della frazione, Marco Toninelli, vittima l’anno scorso di un grosso incendio, sta facendo la conta dei danni. «I magazzini sono allagati, i locali sono tutti in titl. I campi completamente coperti di fango. Un disastro dal quale sarà difficile risalire in breve tempo». Intanto scoppia la polemica. Stefania, 46 anni, postina, una bimba piccola, abita in via Umbria: «Siamo rimasti senz’acqua e senza luce da 2 giorni, l’autoclave è dentro il garage che è sommerso. Chi si aspettava una situazione del genere? I viveri ce li abbiamo anche, ma che ne sarà del nostro futuro?». Per Fabio Murzi, 30 anni, dipendente della Copaim, azienda flagellata dai danni, c’è stato un corto circuito di comunicazione. «Hanno sbagliato a darci l’allerta». E Paola, proprietaria della ferramenta. «Perché sono passati ad avvertirci solo alle 9,30 quando l'acqua già arrivava? Perché non ci hanno fatto spostare le nostre cose, i nostri computer, o scappare prima che arrivasse l’ondata di piena? Ora ci diano delle risposte».
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