La manifestazione
Moglie e marito, perde il Comune
Lui aveva chiesto degli atti della casa che erano stati negati
CASTIGLIONE. Quando una famiglia si spacca, a rimetterci sono sempre i figli tirati in ballo per gli errori dei genitori. A Castiglione una lite di separazione ha invece messo di mezzo anche il Comune: in prima istanza l’Amministrazione aveva infatti preso una decisione per uno dei due litiganti, ma alla fine ha dovuto prendere atto di un ricorso al Tar che l’ha vista soccombere, e liquidare le spese di giudizio con 3 mila euro. La vicenda riguarda una questione di privacy e accesso agli atti. La famiglia ha una casa a Punta Ala: i genitori insieme ai figli ci trascorrono l’estate, fino a quando lo scorso anno la coppia entra in crisi. La mamma continua a portare i ragazzi al mare, ma al padre questo non piace più. Si reca in Comune e chiede con un’istanza l’accesso agli atti, avente come oggetto il titolo edilizio e il certificato di agibilità del fabbricato: l’uomo è convinto che la casa non sia in sicurezza, e che le condizioni sanitarie non siano adeguate. Il Comune però, rispondeva che occorreva integrare la richiesta con il numero della pratica o il nominativo dell’intestatario. Alle rimostranze dell’Amministrazione il padre rinnovava la domanda, ribattendo che aveva indicato con sufficiente precisione la casa, e anzi chiedeva anche il certificato di agibilità. La pratica si arenava un po’, e così l’uomo decideva di presentare ricorso per l’accesso agli atti, sostenendo di essere un - «portatore di un interesse personale e concreto, di rilievo costituzionale». Nel frattempo la moglie formulava in Comune la sua opposizione alla richiesta di accesso, sostenendo - «la tutela della propria sfera di riservatezza e che il marito era a conoscenza dello stato dell’immobile, avendovi soggiornato fino a pochi mesi prima». Il Comune prendeva atto delle richieste: respingeva la domanda in relazione al titolo edilizio - «non ritenendola proporzionata e collegata all’interesse conoscitivo sulle condizioni di salubrità e igenico-sanitarie», mentre accoglieva la domanda per il certificato di agibilità, quale atto pubblico. Si andava così a giudizio. Il Comune sostenendo l’improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse; e anche la moglie si costituiva. Il marito impugnava per il suo annullamento anche l’atto comunale, richiedendo in sostanza l’accertamento del proprio diritto di accesso agli atti richiesti. Il Tar accoglieva le istanze del padre, condannando il Comune al pagamento delle spese. Tutto per la tutela dei figli, o forse per la fine del matrimonio dei genitori.
Enrico Giovannelli
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