Sicurezza
La frusta - Nel Pd ci sono guelfi neri e guelfi bianchi
Bersaniani divisi dai “moderatamente”. Nuove alleanze in vista del voto
Maledetti maremmani, così veraci. Da noi non bastano Guelfi e Ghibellini, Bersaniani e Renziani. Come nel profondo medioevo, era la fine del XIII secolo, anche fra i Guelfi non c’è armonia. Allora nacquero i Guelfi Neri e i Guelfi Bianchi, fra i quali c’era un certo Dante Aligheri, stavolta ci sono i Bersaniani e i Moderatamente Bersaniani.
Ma gli “Amici del Giaguaro”, che nei giorni scorsi alla fondazione Il Sole hanno dimostrato di avere un gran bel seguito, con tanti giovani che hanno parlato con entusiasmo, non sono nati solo per un’operazione di potere. Certo, lo stimolo è stato anche l’asse Bonifazi-Borghi–Valentini, alleanza solida e un po’ curiosa nata da qualche mese per gestire la successione in Regione e in Comune, ma alla base c’è il tentativo di rinnovare la politica pur non condividendo le idee di Matteo Renzi.
A essere sinceri gran parte degli animatori del gruppo “Amici del Giaguaro” in un primo tempo si era avvicinata proprio al sindaco di Firenze. Molti di loro sono stati notati alla prima e alla seconda Leopolda. Ma all’incontro con Renzi al Moderno, qualche settimana fa, si sono convinti di condivere l’obiettivo-rottamazione, ma di volerci arrivare con metodi diversi. Quindi non proprio Bersaniani, ma solo un po’: moderatamente, appunto.
Il gruppo nasce alla vigilia di primarie assai diverse da quelle fatte finora dal Pd. Finché non c’era gara erano aperte a tutto e tutti, minorenni, extracomunitari, anche... turisti di passaggio: si sapeva chi vinceva, c’erano solo da fare i numeri. Adesso che la gara c’è reale, sono strablindate e si giocheranno, in Maremma, su 12-15mila voti. Non di più.
Anche su questo gli AdG si distinguono dai Bersaniani “duri e puri”, fra i quali molti le primarie non le avrebbero neanche fatte, legati a un’idea assai dalemiana del partito. E qui pesa parecchio anche il difficile rapporto della Maremma con Enrico Rossi, altro bersaniano, che su autostrada, società della salute, Province e ambiente è da tempo in rotta di collisione con il nostro territorio.
Per capire meglio, vale la pena andare a vedere chi c’era al Sole. Partendo, soprattutto, da chi non c’era. Non c’erano i consiglieri Dalise a Mascagni, con quest’ultimo che studia da assessore, ma soprattutto non c’era il sindaco Bonifazi, che vede in Marras un probabile competitor per la Regione. Il buon Emilio ha un accordo con Borghi per andare via prima della scadenza, lasciandogli la poltrona. E anche il vicesindaco vede Marras come un competitor perché se le Province non saranno elettive teme che possa decidere di fare il sindaco. Valentini, in questo asse, sta diventando il suggeritore privilegiato di Emilio su tutta una serie di questioni importanti. Nasce da qui la recente esclusione a tavolino della Valentina Mancini dalla giunta che è stata velocizzata dal decalogo del Giaguaro e dall’inattesa firma di quel documento da parte di Roberto Panfi. E non c’era neppure Luca Sani, rimasto legato con Barbara Pinzuti al gruppo dei bersaniani.
C’erano, invece, rappresentanti di tutti i territori, tanti. E c’era Massimo Alessandri, a fianco di Panfi, in una ritrovata alleanza fra i due. E, su tutti, l’idea che il cambiamento radicale è necessario per non andare tutti a casa.
Una cosa è sicura: in questo momento i due gruppi, bersaniani e “bersaniani solo un pochino”, sono contrapposti più dei bersaniani con i seguaci di Matteo Renzi. E certo se quest’ultimo vincesse le primarie in Maremma ci sarebbero tanti orfani.
@guifiorini
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