Toscana
Claudio Franci “padre e figlio” «Siamo come dei familiari»
CASTEL DEL PIANO. Anche il sindaco di Castel del Piano Claudio Franci fa l’affidatario per persone bisognose d’aiuto, momentaneamente o del tutto senza familiari che li possano gestire. E non è un...
CASTEL DEL PIANO. Anche il sindaco di Castel del Piano Claudio Franci fa l’affidatario per persone bisognose d’aiuto, momentaneamente o del tutto senza familiari che li possano gestire. E non è un piccolo onere: a Castel del Piano, paese di neppure 5mila anime, gli affidati sono, al momento, cinque. «Ma fino a poco tempo fa – spiega Franci – erano di più. Un ragazzo è diventato maggiorenne da poco e dunque ora vola per conto suo; e un signore è stato di recente ripreso in carico dalla ex moglie. Dunque al momento me ne restano cinque. Ma tre persone le ho a mia volta delegate all’ex sindaco Franco Ulivieri che le aveva in carico nel suo mandato e che le conosce bene. Per cui ho preferito non interrompere questa “continuità” che oltre ad avere valenza sociale, è diventata anche affettiva».
Ma che problematiche si trova ad affrontare con le persone che le vengono affidate?
«Oltre alla gestione del patrimonio, dobbiamo preoccuparci di tutto quello che serve a una persona non autosufficiente. Dobbiamo essere dei familiari, per loro. Comprendere anche i bisogni affettivi e non solo quelli materiali, che sono comunque molti e vanno dalla riscossione delle pensioni alla vendita di beni, alle dichiarazioni dei redditi».
Le due persone che ha ora in carico sono alla casa di riposo?
«Sì, entrambe. Una di loro, veramente, è stata fino a poco tempo fa in un appartamento. Avevamo trovato per lei una badante e ci sentivamo tranquilli. Ma poi è stata la badante a darci grossi problemi e l’abbiamo dovuta allontanare. A quel punto anche la signora è stata d’accordo a entrare nella casa di riposo, dove si trova e si sente più al sicuro e ben accudita. Siamo sempre in contatto con i due ospiti del ricovero, sappiamo tutto sulla loro salute, sui loro comportamenti e bisogni».
Dunque anche se ci sono da fare esami, terapie, scelte di cura, viene interpellato lei?
«Sì. Il carico che ci è stato affidato non è semplice. Ma dobbiamo sempre pensare che sono come familiari, anzi, diventano familiari. E non si tratta solo di anziani fragili, ma si può trattare anche di minorenni che ci vengono dati in custodia. In questi casi si sente la responsabilità anche di più, perché mentre, diciamo così, l’anziano che ci affidano è comunque destinato in modo irreversibile alla non autosufficienza, per un giovane il cammino è il contrario. Lo dobbiamo accompagnare verso la consapevolezza piena e poi lasciarlo. E questa è una responsabilità enorme, come quella di un padre verso il figlio». (f.b.)
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