Il Tirreno

Grosseto

l’impegno internazionale

Ospedali nel sud del mondo I lavori vanno avanti

CALDANA. Nel suo testamento Maiani non accenna agli ospedali e alle opere tutt’ora in cantiere, quindi non completate, in Etiopia, Congo e Camerun. Abbiamo chiesto spiegazioni all’ingegner Mario...

2 MINUTI DI LETTURA





CALDANA. Nel suo testamento Maiani non accenna agli ospedali e alle opere tutt’ora in cantiere, quindi non completate, in Etiopia, Congo e Camerun. Abbiamo chiesto spiegazioni all’ingegner Mario Amerini, l’uomo di fiducia di Maiani sul fronte delle donazioni internazionali. «Non ci sono problemi. Negli ultimi mesi di vita Mario, sapendo a cosa stava andando incontro, aveva riservato gran parte delle sue attenzioni agli ospedali in costruzione in Africa. Voleva essere sicuro che le opere sarebbero state comunque completate anche nel caso di infermità o di morte e voleva che restassero fuori dal testamento». A settembre, subito dopo la scomparsa di Maiani, Amerini ha fatto il punto della situazione nei cantieri africani con il direttore generale del San Camillo Forlanini di Roma, il professor Aldo Morrone, che ben conosceva Maiani, e con le onlus IIsmas, Cumse e Avsi che si occupano della realizzazione degli ospedali in Etiopia, Camerun e Congo. È tutto già finanziato. L’opera internazionale di Mario Maiani, insomma, non si ferma con la sua morte. Ma come era partita la campagna di investimenti a favore degli ultimi? Lo racconta Amerini. «Nel duemila, a 75 anni, trovandosi solo e senza eredi, nel tirare le somme di un'intera esistenza, Maiani mi manifestò il desiderio di destinare il suo patrimonio a servizio degli ultimi. Per realizzare questo pose fiducia su di me e su altri collaboratori dando il via a una grande avventura di solidarietà internazionale, programmando e realizzando metodicamente - anno per anno - nuove e straordinarie iniziative umanitarie in tutto il mondo. Mai una sola volta è stato sollecitato da me. Quando me lo chiedeva gli presentavo di volta in volta una rosa di necessità da varie parti del mondo, era preciso e scrupoloso in ogni dettaglio ed era sempre lui a decidere dove, come, quanto e con chi. Nel 2002 l’ospedale in Bolivia intitolato alla sorella Selene, nel 2003 un altro in Perù, nel 2004 e 2005 ancora due strutture sanitarie in Bolivia. Nel 2009 la casa di riposo di Caldana, nel 2010 un ospedale in Etiopia e un altro in Nigeria. Attualmente Maiani seguivamo insieme i lavori di altre delle ultime tre strutture ospedaliere in Etiopia, Camerun e Congo le cui inaugurazioni sono previste nel 2013. In quest'ultimo periodo, cosciente del trascorrere degli anni e della malattia, ha elargito varie donazioni anche ad istituzioni e ad associazioni locali. Le dieci opere sociali da lui realizzate negli ultimi 10 anni danno attualmente lavoro a oltre 500 persone e assistono in Sud America e in Africa oltre 5.000 pazienti al giorno». (g.b.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web