Sicurezza
No ai prodotti all’Asl La rabbia dei celiaci «Cittadini di serie B»
La protesta di trenta amiatini: «Il servizio torni come prima» Al momento possono trovarli solo facendo due ore di auto
AMIATA. La trentina di celiaci del Monte Amiata dovranno continuare ad accontentarsi di quel poco di prodotti a loro destinati, in vendita nei negozi Coop e Conad convenzionati. «Siamo cittadini di serie B per la Asl 9?». I celiaci amiatini tornano, dopo le promesse fatte lo scorso settembre dalla Asl 9, a chiedere che venga ripristinato il servizio loro dovuto così come era prima dei cambiamenti repentini in materia. Sull’Amiata, infatti, c’è scelta limitatissima di alimenti, da quando le farmacie non sono più convenzionate con la Asl grossetana per erogare questo servizio. Le promesse fatte a questo gruppo di “malati” lasciavano intravedere la soluzione del problema, che, invece, non è arrivata. «Noi celiaci amiatini - spiegano - quelli degli 8 comuni dell’Amiata grossetana, avevamo spiegato che come tutti gli altri che vivono in città o in ambiti più favorevoli, volevamo di nuovo la possibilità di scegliere i prodotti a noi dedicati, la qualità e la varietà. Senza essere costretti ad acquistare marche e tipologie a cui non siamo abituati e a doverci accontentare di una lista di alimenti risicata. In buona sostanza rivogliamo tutto quello che prima della “riforma” potevamo acquistare nel punto vendita della farmacia di Castel del Piano».
Se i celiaci vogliono dunque acquistare i loro prodotti consueti o quelli che gradiscono di più («non tutte le marche sono uguali, alcune sono più buone o più gradite. Pensiamo ai bambini, che sono già sacrificati per la malattia e hanno tutto il diritto di poter scegliere fra un ventaglio di prodotti») devono fare due ore e più di auto per recarsi a Grosseto.
E questo non appare davvero rispondente al principio di uguaglianza di fronte a un servizio pubblico. In tutto il territorio dell’Asl 9, i celiaci dell’Amiata continuano ad essere, insomma, quelli più sacrificati. Non solo vengono sconvolte le loro abitudini di accesso ad un servizio, ma questo accesso diventa ingestibile. «Due ore di auto e a volte anche più per chi deve recarsi a Grosseto per avere i prodotti: altrimenti o bere o affogare, dicono, e bisogna contentarsi di quel poco che i punti di distribuzione dell’Amiata offrono».
Il gruppo di celiaci, genitori di giovani e giovanissimi che soffrono di questa “malattia”, dichiarano che «quello della farmacia era un servizio ad personam. Ormai il farmacista conosceva tutti e ci consigliava. A Castel del Piano c’era una grande varietà di alimenti, compresi i surgelati che noi apprezzavamo molto. Un servizio ottimo, insomma, che vorremmo tornasse come prima».
I celiaci aggiungono anche che non è possibile neppure andare a spendere il buono Asl ad Abbadia: «I malati di Abbadia, in provincia di Siena, quindi di un’altra Asl, possono accedere in provincia di Grosseto, ma invece a noi non è concesso fare lo stesso e andare ad Abbadia. Ma la Asl lo deve garantire o no questo servizio? Se lo deve garantire, bisogna anche che sia un servizio come si deve e come ci aveva promesso che sarebbe stato. Non possiamo essere obbligati a scegliere prodotti a cui non siamo abituati o a doverci fare un viaggio di due ore per comprare cose che non sono sfizi ma bisogni veri e propri. Chiediamo a gran voce, dunque, che si ripristini il servizio di prima».
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