Il Tirreno

Grosseto

Malati senza famiglia affidati ai sindaci I Comuni esplodono

di Emilio Guariglia
Malati senza famiglia affidati ai sindaci I Comuni esplodono

Sempre più spesso il Giudice ordina ai primi cittadini la “tutela” di persone in difficoltà: compito impossibile

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GROSSETO. Siamo sindaci o badanti? A osservare gli aspetti paradossali di questa vicenda verrebbe quasi da riderci su parafrasando i celeberrimi uomini e caporali di Totò.

Senonché in questa storia non c’è niente da ridere. Anzi. Qui c’è in gioco la sofferenza di quelle persone che le cosiddette “società avanzate” annoverano tra le più disagiate e deboli. E dall’altra parte, la difficoltà di decine di amministratori locali lasciati praticamente soli a farsi carico di quella sofferenza, costretti quasi a scegliere tra il dovere etico dell’assistenza e il loro compito istituzionale.

All’origine di questa situazione che in Maremma appare particolarmente drammatica e sulla quale domani a Grosseto vi sarà un importante confronto pubblico voluto da Federconsumatori, c’è una legge dello Stato del 2004. Una legge virtuosa e all’avanguardia, che ha istituito e riconosciuto nel codice civile la figura dell’Amministratore di sostegno.

«Un istituto molto importante – spiega Fabrizio Boldrini, direttore del Coeso - Società della Salute area grossetana – perché segna una svolta. Fino ad allora infatti se una persona non era più ritenuta capace di esercitare la propria soggettività giuridica, cioè per esempio di sposarsi, vendere, comprare, fare testamento, il giudice le toglieva “ogni facoltà di decisione” affidandola a un tutore che faceva tutto al suo posto. Insomma, uno era o “capace” o “incapace”. L’amministratore di sostegno invece individua e protegge quella fase intermedia nella quale la persona è ancora in grado di scegliere ma ha difficoltà nell’esercitare le sue scelte. Un anziano non deambulante o affetto da Parkinson, per capirsi, può prendere decisioni ma poi magari non può ritirare la pensione, mettere una firma, pagare le bollette, stipulare un contratto. Ecco allora l’amministratore, a sostenere la fase di passaggio verso la non autosufficienza».

Ma non basta un familiare, per tutto questo? Un tempo, certo, era sempre (o quasi) così. Oggi però l’ingranaggio è inceppato. «Aumenta l’aspettativa di vita – continua Boldrini – e aumenta il numero di persone molto anziane con malattie senili degenerative o semplicemente non autosufficienti “per vecchiaia”. Ma al tempo stesso diminuisce la rete sociale di protezione: famiglie e comunità sono sempre più disgregate, e la crisi economica accentua la disgregazione».

Insomma, sempre più anziani “deboli”, e sempre meno parenti o amici disposti ad accollarsi quella debolezza. «Oggi – sottolinea Boldrini facendo parlare i numeri – solo la nostra Sds, 110mila cittadini, ha in carico tra rsa e assistenza domiciliare 1200 anziani non autosufficienti. Ma l’Agenzia regionale della sanità ci dice che qui di anziani “fragili” ce ne sono almeno quattromila».

E con numeri come questi, si apre il problema. La legge del 2004 dice che l’amministratore di sostegno va individuato in primis tra familiari, parenti e amici. Ma siccome il giudice tutelare la rete degli amici e dei parenti ormai non la trova più, ecco che la “palla” viene passata ai sindaci dei Comuni in cui risiedono gli assistiti.

«Soltanto io – dice il sindaco di Grosseto, Emilio Bonifazi – ho in carico 17 amministrazioni di sostegno». Persone sofferenti, dunque, che il sindaco deve seguire passo passo: «C’è da compilare le dichiarazioni dei redditi, stipulare atti di compravendita delle case, riscuotere pensioni, assumere la badante, ma addirittura prendere decisioni sui trattamenti terapeutici da far seguire a queste persone».

Per un sindaco già alle prese con i mille problemi della sua città, un problema enorme. Per lui come per il soggetto “amministrato”, se è vero – come dice Boldrini – che per assolvere bene al ruolo di amministratore bisognerebbe dedicare almeno sei ore al giorno a ciascuna persona in tutela.

«Io – continua Bonifazi – rispetto ad altri colleghi del Grossetano sono anche un “fortunato”. Guido infatti un Comune grande, e ho diversi dipendenti ai quali chiedere di sostituirmi in questo compito». Così il sindaco ha fatto l’appello di dirigenti e funzionari, e a ciascuno ha affidato un certo numero dei suoi amministrati. Tanti hanno accettato, accollandosi un impegno che spesso va ben oltre l’orario di lavoro, altri legittimamente hanno rifiutato. Perché molti da accudire hanno già, per esempio, i propri genitori anziani; e soprattutto perché le responsabilità di questo impegno sono enormi e non hanno copertura: niente compensi straordinari, e se si sbaglia qualcosa si rischia del proprio. Lo stesso Bonifazi, per capirsi, non è amministratore in quanto sindaco, ma in quanto individuo. E, colmo dei colmi, alla fine del mandato, tornato semplice cittadino, si troverebbe ancora in carico quei 17 amministrati.

«Il problema è davvero grosso», chiosa Bonifazi. «Lo abbiamo sollevato in sede di Società della Salute con tutti gli altri sindaci, e abbiamo chiesto al direttore Boldrini di aiutarci a individuare soluzioni».

Il convegno di domani dovrebbe perlomeno accendere i riflettori su questo dramma silenzioso. Da risolvere in fretta,

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