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L’ultimo viaggio del partigiano a Scarlino

L’ultimo viaggio del partigiano a Scarlino

Luigi Portani è morto mercoledì a Livorno: con lui se ne va l’ultima testimonianza della Resistenza

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SCARLINO. C’è una lapide, nella cisterna del Castello di Scarlino. «Settembre 1943. In questa cisterna alcuni giovani scarlinesi, incuranti del coprifuoco, si riunivano nottetempo, a propiziare l'esito della Resistenza locale». Queste le parole incise sul marmo, colorate di rosso fuoco in contrasto col bianco. Luigi Portani è stato uno di quelli che ha spinto l’amministrazione per installare la lapide. Anzi, è stato il vero ideatore dell’iniziativa. La voleva fortemente, perché in quel settembre del ’43 c’era anche lui a combattere i nazisti che attraversavano le strade che stanno a valle rispetto alla Rocca pisana.

Portani è scomparso mercoledì, nell’ospedale di Livorno, a 88 anni. E con lui se ne è andata l’ultima testimonianza vera della Resistenza scarlinese. Era l’ultimo partigiano del borgo maremmano; l’ultima parolL’ultimo viaggio dia diretta capace di raccontare quei giorni del ’43, con coinvolgimento e convinzione. «Una persona speciale» ricorda il sindaco Maurizio Bizzarri.

Classe 1924, Portani è nato e cresciuto a Scarlino. A diciannove anni, anche lui come molti dei suoi paesani si ritrovava la notte nella cisterna del Castello. Era quello il punto di ritrovo per studiare le strategie, le mosse e i programmi con i quali combattere il nazismo che stava prendendo piede nel nord della Maremma. Portani per mesi si è nascosto così nella macchia, pronto a fare agguati e a difendere il paese dall’invasione tedesca. Una volta finita la guerra, poi, l’Anpi (associazione nazionale partigiani italiani), di cui ha fatto parte fino all’ultimo, lasciandogli anche diversi faldoni di memorie sulla Resistenza, gli ha riconosciuto la qualifica di “partigiano patriota. Un ruolo che Portani si è sentito cucito addosso come una responsabilità, portando la testimonianza di quei giorni di lotta nelle scuole e durante incontri pubblici organizzati sul tema.

Con gli anni, Portani si è fatto una famiglia e con essa si è trasferito a Livorno, per continuare con il suo lavoro di capostazione. «Ma ha continuato a venire a Scarlino spesso, praticamente ogni estate» ricorda Bizzarri. Qua infatti aveva una casa e un pezzo di terra. «Veniva per rilassarsi, andando al mare e stando in paese» continua il sindaco. Poi però la malattia che lo aveva colpito ha iniziato a prendere la meglio. «L’ultima volta che l’ho visto era marzo – dice Bizzarri – era in auto con sua moglie, arrivato per qualche giorno in Maremma». Portani ci tornerà anche alla fine del suo ultimo viaggio. I funerali infatti sono a Scarlino, dove l’ultimo partigiano verrà sepolto. In quel paese che lo ha visto nascere e per cui lui ha combattuto per tutta la giovinezza.

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