Il Tirreno

Grosseto

Affitti agevolati, arriva la mannaia Imu

di Elisabetta Giorgi
Affitti agevolati, arriva la mannaia Imu

Rincari del 143% rispetto all’Ici per i proprietari che danno in locazione le case a tariffa concordata. La mappa dei rincari

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GROSSETO. Con il passaggio dalla vecchia imposta Ici all’Imu, a Grosseto, i proprietari di immobili in affitto a canone agevolato subiranno aumenti d’aliquota pari al 143%. Una misura che si abbatterà sui contratti concordati e che scoraggerà le locazioni alle fasce deboli, secondo Confedilizia Grosseto che dipinge un affresco allarmante con aumenti di “una volta e mezzo” rispetto alla vecchia Ici.

Proprio Confedilizia - insieme ad altre associazioni del capoluogo - aveva lanciato l’allarme mesi fa, in tempi non sospetti, quando i Comuni erano alle prese con la definizione delle aliquote, e profetizzava effetti boomerang sugli affitti a canone convenzionato, una particolare tipologia applicata alle fasce deboli, a rischio povertà. I beneficiari di questo tipo di contratti sono giovani coppie, famiglie a basso reddito, persone con varie forme di disagio che pagano mensilità calmierate; su un fronte speculare, i proprietari degli immobili in affitto a canone agevolato avevano interesse a stipulare quei contratti, in virtù di agevolazioni fiscali oggi cancellate. L'aliquota - per tutti loro - sale dallo 0,5% allo 0,76%.

In uno studio prodotto ieri (vedi tabella sopra), Confedilizia-Grosseto riporta un confronto tra aliquote Ici del 2011 e aliquote Imu del 2012, dimostrando come per le case in affitto a canone agevolato arrivi una stangata. Lo schema riporta tre tipologie di immobili del centro storico del capoluogo, con numero diverso di vani e diversa rendita catastale. Per tutti e tre l’aliquota Imu per il proprietario lievita del 143%.

Primo caso: un appartamento di 2,5 vani che ha una rendita catastale di 277,60 euro. L’anno scorso il coefficiente per calcolare l’imponibile Ici era 105, per cui il valore finale dell’immobile in questione era di 29mila euro, su cui andava calcolata l’aliquota Ici dello 0,50 % (5 per mille) corrispondente a 145 euro. Ora, con l’Imu, la rendita catastale di 277,60 euro va moltiplicata per 168 (coefficiente aumentato dallo Stato del 60% rispetto all’anno scorso): il valore finale diventa 46mila euro. E su questo si applica un’aliquota Imu, anch’essa superiore all’Ici dell’anno scorso: sono 354 euro. In sintesi il proprietario, se l’anno scorso pagava 145 euro di Ici, quest’anno ne sborsa 354 euro di Imu (209 euro di più, + 143%).

Secondo caso: casa di 5 vani a canone agevolato, rendita catastale 555,19 euro. L’anno scorso il moltiplicatore era 105, il valore dell’immobile era di 58mila euro e l’Ici (5 per mille) 291 euro; quest’anno cresce il moltiplicatore (appunto 168) che fa salire il valore complessivo a 93mila euro. Anche l’Imu (7,6 per mille) diventa 708 euro. In parole povere il proprietario paga 417 euro più dell’anno scorso.

Terzo caso: una casa di 7 vani sempre in affitto a canone agevolato, con rendita catastale 921 euro: l’anno scorso (con moltiplicatore a 105) il valore era 96mila euro e l’Ici 483 euro. Ora (moltiplicatore 168) il valore sale a 154mila euro e l’Imu a 1177: il proprietario paga una mazzata di 694 euro in più. «Come si vede - dice Londini - il maggiore importo deriva da due fattori: in primis dall’aumento delle rendite catastali dovuto all’aumento del moltiplicatore stabilito dallo Stato che sale da 105 a 168. E poi dall’aumento dell’aliquota Imu che il Comune ha fatto gravitare dal 5 per mille della vecchia Ici al 7,6 per mille attuali e che toglie gli incentivi ai proprietari. La mancata differenziazione tra contratti liberi e contratti agevolati andrà a svantaggio delle fasce deboli».

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