Sicurezza
Renzo Pasolini La Maremma ricorda quarant’anni dopo
Mito delle due ruote, morì a Monza nel ‘73. Franco Lombrici era in pista con lui: con le sue foto una mostra a Scarlino
SCARLINO. Monza, 20 maggio 1973. Campionato del mondo classe 250. Tra i vari piloti c'è Renzo Pasolini, fenomeno del motociclismo, in sella alla sua Harley-Davidson. Questa gara verrà ricordata in maniera particolare dai suoi tifosi, perché sarà l'ultima. Poco dopo la partenza, infatti, un grave incidente, che coinvolge otto moto, costerà la vita al campione, a soli 35 anni.
Franco Lombrici si ricorda ogni istante di quella giornata drammatica. Lui, nato a Busto Arsizio (Varese) nel 1939, oggi vive in Maremma, a Scarlino. «Sono undici anni che viviamo qui - racconta - Mia moglie voleva venire a stare vicino al mare». Nella sua casa nel quartiere di Belvedere, Lombrici ha una collezione di foto dei suoi anni da pilota. In molte, accanto proprio a Pasolini. «Eravamo amici». Immagini in bianco e nero di moto Morini e Harley Davidson, senza cavalletti, senza carenature. Una collezione con cui ora il Foto Club scarlinese vuole allestire una mostra.
La prima moto Lombrici l'ha avuta a 18 anni. «Era un Gilera rosso 150 super, me la ricordo come fosse ora», racconta. Era una vera passione quella per le due ruote, arricchita mano a mano con l'esperienza in pista. Ma per correre su grandi palcoscenici servivano soldi. «Io facevo l'artigiano di lavoro - spiega - Ero un lucidatore di pavimenti». Ma alla fine Lombrici riesce a mandare il cuore oltre l'ostacolo e a 24 anni debutta nel campionato italiano a Riccione. È il marzo del 1964. «Ero su una Morini 175. A quel tempo le moto non avevano il cavalletto: partivano a spinta. Ma riuscivano ad arrivare poi fino a 250 chilometri orari».
Arriverà sesto su sessantasei. Un ottimo risultato, che gli permette di conoscere Pasolini. «Era un ragazzo brillante, sempre attento. Molto divertente, poi. Ogni volta che c'era lui era una barzelletta». I due si sono ritrovati così fianco a fianco su diverse piste sparse in tutto il paese: Cuneo, Parma, Modena e così via. «In questi circuiti il primo premio era di 30mila lire», ricorda Lombrici. Poi è arrivato il salto di qualità, le gare per il campionato italiano, con gare a Monza, Imola e Mugello.
Nel '73 infine è la grande occasione: il campionato del mondo. L'appuntamento è proprio a Monza. «Io ero in sella alla mia Harley Davidson 250, pagata due milioni di lire. Che all'epoca erano soldi». Anche Pasolini è in sella a una Harley Davidson. Dopo le prime prove, gli disse: «Queste moto vanno velocissime. Se riusciamo a partire bene in gara ce li lasciamo tutti dietro». È il giorno della gara. Pasolini ha fatto il primo tempo in prova libera e scende in pista con la solita voglia di stupire. «Dopo circa 800 metri dalla partenza a Monza c'era un curvone - ricorda il nostro pilota - Enzo partì fortissimo ma a un tratto perse il controllo della moto, probabilmente perché si era "grippata". Così al curvone andò a dritto contro la protezione fuori dalla pista (al tempo fatta di paglia ndc). Io continuo a correre, ma dopo un giro vedo le bandiere dei commissari che impongono lo stop e capisco che è successo qualcosa».
In quel curvone, infatti, Pasolini aveva appena perso la vita. La scomparsa dell'amico però non fece calare la passione per le moto di Lombrici. Ma allo stesso tempo gli aveva insegnato qualcosa. La conferma arriva nel '75. «Un meccanico della Harley mi chiama per gareggiare nel campionato del mondo all'estero. Io risposi che avrei accettato solo se avessi avuto la possibilità di allenarmi per almeno tre mesi, in modo da studiare i circuiti. Ma questo non fu possibile. A quel punto rifiutai: avevo 35 anni, con moglie e figlio. Era troppo pericoloso andare in gara senza conoscere le piste. Ma se non ci fosse stato l'incidente di Pasolini anni prima, avrei accettato subito di correre all'estero, ad occhi chiusi».
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