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Grosseto

«Anche questa è una forma di stalking»

«Anche questa è una forma di stalking»

La psicologa: «C’era una volta la solidarietà tra vicini. Ora vince l’aggressività, serve il mediatore»

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GROSSETO. Sul caso dell’anziana amiatina, la psicologa e psicoterapeuta Vanna Francesca Bertoncelli parla di “stalking condominiale”, fenomeno che sta conoscendo un inedito boom anche nei piccoli centri periferici della Maremma.

«C’era una volta tra vicini di casa la solidarietà – spiega lei - Poi, con quello che definiamo progresso, si è fatta strada l’indifferenza. Oggi i rapporti di vicinato sono sempre più spesso caratterizzati dalla conflittualità, E questo non solo nelle grandi città. Il disagio del vivere in condominio si fa sentire anche nei piccoli centri, e i paesi della nostra provincia non fanno eccezione come stanno a dimostrare anche i recenti episodi di cronaca».

Ma da che cosa dipende? «L’aggressività, e questo vale anche in ambito condominiale, è il prodotto di un insieme di fattori, ma un comune denominatore può forse essere individuato nel fatto che, la consapevolezza della propria identità nei rapporti con il mondo esterno (Io) sembra oggi farla da padrone a scapito di una riflessione dell’individuo sui propri bisogni e sui propri obiettivi».

In genere l’individuo impara a porsi in relazione con il limite, con il rifiuto, con il no, attraverso il suo percorso educativo, ma forse oggi i meccanismi educativi sono cambiati, e i nuovi modelli stanno portando a un’accentuazione troppo smisurata del proprio Ego, di fronte al quale – al cospetto di un No e di un rifiuto – scattano reazioni aggressive.

«È diffuso il pensare che si possa ottenere, in modo non-mediato, ciò che si vuole e che come in un video game si possa cancellare ciò che non va. E quando non si ottiene ciò che ci si era prefissi spesso si hanno reazioni difficilmente controllabili». Quando qualcuno ci dice “no”, la nostra mente non è disposta ad accettarlo. «Il mancato soddisfacimento innesca quella pulsione aggressiva che può sfociare in atti di vandalismo, nel mobbing, nello stalking, tutto all’insegna del proprio Io al centro del mondo. La tattica messa in atto dal “persecutore” per raggiungere il proprio scopo va dalle accuse, minacce, ritorsioni, ai danneggiamenti ripetuti alle cose di proprietà della persona vissuta come ostacolo ai suoi fini. L’azione disturbante, persecutoria che dura nel tempo, crea gravi disagi alla vittima che cambia le proprie abitudini sia in famiglia che nella vita di relazione e provoca una condizione di disagio che spesso esita in patologia. Di qui il ricorso al medico di famiglia prima e poi a specialisti quali lo psicologo e lo psichiatra. Percorso parallelo è quello con le forze dell’ordine. Anche l’opera di amministratori di condominio professionalmente qualificati può contribuire a ridurre, anche in misura significativa, il conflitto. Tra gli strumenti a loro disposizione c’è il regolamento di condominio, la cui osservanza è elemento spesso determinante nell’evitare l’instaurarsi del conflitto stesso. Infine - conclude la Bertoncelli - l’altra figura il cui ruolo si rivela sempre più importante nelle diatribe condominiali è quella del mediatore, spesso uno psicologo con preparazione specifica nel campo della mediazione». (el. gi)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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