Il Tirreno

Grosseto

Mabro, soldi zero per gli stipendi Si decide lunedì

di Francesca Gori
Mabro, soldi zero per gli stipendi Si decide lunedì

Ancora in forse il pagamento degli arretrati ai lavoratori La settimana comincia con un’assemblea in azienda

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GROSSETO. I soldi, ancora, non ci sono. La telefonata che le rsu Cgil aspettavano ieri, il giorno dopo il dì di festa e alla vigilia dalla riapertura della Mabro e dall’ncontro con l’assessore regionale allo Sviluppo economico Gianfranco Simoncini è arrivata puntuale. Andrea Barontini ieri non ha potuto dare quelle garanzie che le vestaglie azzurre chiedevano per rientrare al lavoro. Lunedì si vedrà, se dalla Francia saranno arrivate quelle centinaia di migliaia di euro che servono non a tirare un sospiro ma almeno ad aprire uno spiraglio in questa vicenda, che ogni giorno sembra farsi sempre più complicata, dopo che anche una banca ha detto (per ora) no alla società di Barontini e Pacenti.

«La preoccupazione c’è - dice Nadia Perino, rsu Cgil - non possiamo certo negarlo. Aspettiamo lunedì per capire cosa succede e soprattutto aspettiamo martedì sera, l’incontro con Simoncini in Regione».

Un incontro, questo, che è ormai centrale anche nel dibattito politico. «Non è bastata la recente sentenza del giudice del lavoro, per riportare l’attenzione delle istituzioni regionali sulla situazione difficile che sta vivendo la Mabro - dice Fabrizio Rossi, consigliere comunale del Pdl - Già due incontri sono stati rimandati e sembra che martedì possa finalmente avere luogo, nella speranza che non ci siano ulteriori rinvii. I 224 dipendenti in cassa integrazione attendono delle risposte chiare dopo i proclami dei mesi scorsi. Intanto i pagamenti degli arretrati per coloro che hanno lavorato. Centotrenta euro negli ultimi tre mesi non bastano ad una famiglia neppure per pagare le utenze domestiche».

Le parole di Rossi sono le stesse che vengono ripetute da mesi dalle dipendenti della fabbrica di abbigliamento, chiusa da una settimana per la riorganizzazione della catena. Lunedì si dovrebbe ripartire, sperando che i soldi arrivino da Oltralpe. Ma prima di rimettersi alle macchine, le donne della Mabro hanno indetto un’assemblea alla quale parteciperanno probabilmente le dipendenti della Cisl e della Uil, quelle che a settembre hanno deciso di dare fiducia alla società e continuare a lavorare anche senza la certezza dello stipendio. Una situazione, questa, che ora sarebbe però accettata soltanto da una ventina di donne, lo zoccolo duro delle fedelissime di Barontini. «Ma dall’altra parte - aggiunge Nadia Perino - il malumore ora si fa sentire. Il problema è che non abbiamo davvero le forze per resistere tre mesi senza riscuotere lo stipendio». E poi c’è anche un altro fattore: il nuovo assetto societario. «La proprietà deve ancora chiarire il progetto industriale dell’azienda, legata alle società fiduciarie che detengono Abbigliamento Grosseto - aggiunge Fabrizio Rossi - la Regione, con in testa l’assessore Simoncini, non ha ancora dato le “opportune assicurazioni” che lo stesso amministratore delegato di Fashion Technology Investment, ha in più occasioni sottolineato. Le nostre istituzioni locali dopo un primo attivismo non facciano adesso mancare il loro sostegno e si facciano portatrici delle istanze dei lavoratori, affinché l’azienda possa riprendere a camminare sulle sue gambe quanto prima». Lunedì, quindi, sarà un’altra giornata campale alla Mabro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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