Il Tirreno

Grosseto

Tra Ombrone ed Etruschi piace più Maremma-Siena

di Alfredo Faetti
Tra Ombrone ed Etruschi piace più Maremma-Siena

Amministratori, imprenditori, esperti di marketing turistico: tutti d’accordo, il marchio “Grosseto” è debole, serve sfruttare il meglio dei due territori

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GROSSETO. Potrebbe essere l’Ombrone l’elemento di continuità. Nasce dai colli senesi di San Gusmè e sfocia in mare attraversando il parco grossetano dell’Alberese. Oppure gli etruschi, antichi e fascinosi abitatori di entrambe le province.

In ogni caso, è partito il totonome per il nuovo territorio che nascerà dall’accorpamento tra Grosseto e Siena. Qualcosa in grado di racchiudere tutte le potenzialità di una nuova terra, accattivante anche sotto il profilo del marketing.

Quello dei nomi è un aspetto già sollevato a Firenze durante le riunioni del Cal (consiglio autonomie locali) negli ultimi mesi. È stato lo stesso governatore della Toscana, Enrico Rossi, a spiegare che «servono nomi nuovi per i vari territori». Niente storpiamento né abbreviazioni delle città. Qualcosa di inedito, utile anche per superare i campanilismi. Su questo i vari componenti del Cal sono sempre stati d’accordo. Oggi però, a giochi fatti, la questione è finita in sordina, visto il caos e le velenose polemiche nate in tutta la regione dopo il decreto del governo.

«Non aumentiamo le polemiche per ora», dice Maurizio Bizzarri, sindaco scarlinese e membro del Cal maremmano. Una proposta in ogni caso è già partita: la “provincia dell’Ombrone”. L’ha lanciata l’architetto Roberto Aureli, trovando il sostegno del vicesindaco di Grosseto, Paolo Borghi. «È un nome che richiama a tutta l’area, un elemento di continuità». L’idea però non entusiasma tutti.

A livello amministrativo, la maggior parte degli addetti ai lavori è convinta che l’etichetta resterà “Grosseto-Siena” (o viceversa) e che poco cambierà rispetto al passato. La vera sfida nel nuovo nome infatti si gioca a livello di marketing del territorio, di promozione, di brand. Sono molte ora le denominazioni che entrano in gioco: Siena, Maremma, Val d’Orcia, Chianti e così via.

«Sotto questo aspetto, deve essere avviata una riflessione strategica», dice Francesco Tapinassi, ex presidente delle Apt ed esperto nel campo del turismo. Perché su una cosa sono tutti d’accordo: la provincia Grosseto-Siena «sarà la più bella d’Italia», ricalcando le parole del presidente Leonardo Marras. Quindi? Quali sono i brand su cui puntare adesso?

«Non c’è dubbio che Siena sia un nome ben più noto di quello della Maremma. - spiega Daniele Lombardelli, presidente di Grosseto Export – E a sua volta, anche il marchio Maremma è ben più conosciuto rispetto a quello di Grosseto».

Altro aspetto su cui c’è l’unanimità degli intervistati: il nome Grosseto non tira. Molto meglio Maremma. «Più che di Grosseto, è meglio parlare di Maremma e dei suoi sistemi, come il monte Amiata e le Colline Metallifere», dice Claudio Franci, sindaco di Castel del Piano. Lui è già qualche tempo che strizza l’occhio al vicino senese. «Siena ha un’immagine che non deve essere sottovalutata. Pensiamo solo al suo sistema economico-industriale, seppur oggi in forte crisi: quelle competenze per noi possono essere un volano». Rovescio della medaglia, «Siena avrà un affaccio sulla costa», ricorda Lombardelli. Quindi, in termini di brand, di sistema, c’è la possibilità di farsi del bene a vicenda. «Non ci nascondiamo: i rapporti tra Grosseto e Siena sono in piedi da sempre», spiega Borghi. «Uniti, avremo un sistema fortissimo. La nostra sarà la zona con la maggior estensione agricola di tutta la Toscana e avrà un’offerta turistica incredibile».

Ma il nuovo sistema Grosseto-Siena potrebbe essere anche l’occasione per aprire porte finora chiuse. «Ci potrebbero essere prospettive per colmare la nostra non presenza nei tavoli del Monte dei Paschi», continua il vicesindaco.

Ma c’è chi il suo brand non lo vuole cambiare. Ad esempio, Elisabetta Geppetti, titolare della cantina Le Pupille. «Io quando parlo del mio vino parlo sempre della Maremma. Non vedo alcun vantaggio nell’accomunarci A Siena, nonostante i loro splendidi vini. Per me Le Pupille sono Maremma».

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