Sicurezza
Papera agganciata da un amo, salvata
Pescatori clandestini nel laghetto di Castel del Piano: tre operai liberano il germano che si era attorcigliato attorno al filo
CASTEL DEL PIANO. Tre operai del comune di Casteldelpiano salvano una papera del laghetto del Parco dei cigni da morte certa. La liberano, la rifocillano e la restituiscono alle compagne sana e salva. Una storia di ordinaria follia finita, per una volta, bene, grazie all’iniziativa di Nunzio, Rossano e Beppe, tre operai comunali che ogni mattina, da anni, vanno a portare da mangiare ai germani che nuotano nel laghetto e che i bambini e la gente chiamano, affettuosamente, papere. Un laghetto delizioso, fresco e ombreggiato, dove da tempo sono state allevate anche delle trote. Ed è qui tutto il problema.
Perché da tempo, ormai, c’è qualcuno che quelle trote le vuole mettere nel piatto e va a pescarle clandestinamente. Così, uno di questi furbastri, che cercava il pranzo gratis, lanciando l’amo, invece della trota, ha “agganciato” una papera. L’amo si è piantato nella gola dell’animale che per liberarsi deve aver cominciato a girare su se stesso vorticosamente, fino a legarsi e immobilizzarsi in maniera irrimediabile. La povera papera non poteva più muovere le ali e il filo attorcigliato attorno al collo la stava letteralmente soffocando.
In più con quell’amo nella gola era destinata a morte certa. Il fatto deve essere avvenuto la sera di qualche giorno fa. Ma la mattina seguente, come ogni mattina, ecco arrivare al Parco dei cigni gli operai comunali. Nunzio, Rossano e Beppe conoscono tutti gli animali del laghetto, e anche a prima vista capiscono subito se le cose sono a posto o no. Così individuano immediatamente la papera in difficoltà nel mezzo del laghetto e non fanno passare nemmeno un secondo: «Appena abbiamo visto la papera che stava morendo - racconta Nunzio - siamo scesi nel laghetto e l’abbiamo raggiunto. Era completamente legato con la corda da pesca, incapace di muoversi ormai e respirava a fatica. Il collo era stretto dal filo e l’amo piantato in gola. Abbiamo tagliato il filo, subito quello attorno al collo per permetterle di respirare e poi le abbiamo liberato ali e zampe. Abbiamo provato a togliere anche l’amo dalla gola, ma abbiamo dovuto tagliare la parte che rimaneva visibile, perché non è stato possibile fare altrimenti. Subito la papera si è ripresa, l’abbiamo accarezzata un po’ e dopo pochi minuti era addirittura in grado di mangiare. Per cui, anche se un pezzettino di amo fosse rimasto dentro la gola dell’animale, non le avrebbe dato fastidio per alimentarsi».
Poi si sono informati. «Ci hanno detto che se ci fosse anche un frammento di ferro, la papera lo espellerà naturalmente. In ogni caso - prosegue l’operaio comunale - ieri mattina siamo tornati al Parco dei cigni. Il germano stava benissimo e nuotava tranquillo con gli altri e mangiava il cibo che gli lanciavamo. Tutto è bene quel che finisce bene, ma bisognerebbe che queste cose non accadessero. Per fortuna abbiamo fatto in tempo, altrimenti sarebbe stata una dolororosissima agonia per questo splendido animale».
L’avventura della paperella, sebbene con un lieto fine, segnala, comunque, tutta una serie di problematiche legate a uno degli spazi destinati a parco, più belli di Castel del Piano. Forse perché non centralissimo e poco illuminato, sembra attirare gente che poi si sente in diritto di fare ciò che vuole. Bivacchi, schiamazzi e, appunto, pesca clandestina, con i risultati di infastidire gli abitanti della zona alcuni dei quali, più volte, si sono lamentati della situazione.
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