Il Tirreno

Grosseto

l’ordinanza del gip

Linfa vitale per il gruppo proponeva d’ investire in oro

GROSSETO. Per il giudice fiorentino Angelo Antonio Pezzuti, Armando Castagna potrebbe commettere di nuovo i reati dei quali è accusato. Per questo ha accolto la richiesta di arresti domiciliari dei...

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GROSSETO. Per il giudice fiorentino Angelo Antonio Pezzuti, Armando Castagna potrebbe commettere di nuovo i reati dei quali è accusato. Per questo ha accolto la richiesta di arresti domiciliari dei pm fiorentini che stanno coordinando le indagini del reparto operativo speciale dei carabinieri di Firenze. Non ci sarebbe invece per il giudice, il rischio di inquinamento delle prove. Ma il giudice, nell’ordinanza di arresto emessa il 24 ottobre, basa le esigenze cautelari anche su altri aspetti: l’avvocato Castagna, stando alle dichiarazioni di Alfredo Tortorici, uno degli uomini “organici” alla banda di Da Ponte, «era diventato la linfa vitale per la raccolta del denaro in Italia» e che «il rapporto di collaborazione tra Castagna e Da Ponte era diventato di stretta e intensa collaborazione» e ancora che «il Castagna aveva un rapporto diretto e con il Da Ponte, infatti lo stesso Da Ponte mi ha riferito delle innumerevoli e quotidiane telefonate che riceveva dal Castagna».

Telefonate nelle quali venivano discussi affari. Dalla presentazione di alcuni clienti a Da Ponte, per un totale di duecentomila euro di investimenti nei certificati della Rothsinvestment, alle operazioni di acquisto di oro, che lo stesso Castagna avrebbe suggerito a Da Ponte, attraverso una persone che lui conosceva e che trattava «materie prime, oro».

Dalla Maremma, di capitali, se ne sono mossi parecchi. Nella fitta rete di contatti creati da Robert Moore, alias, Robert de Lancey, alias Robert Da Ponte, nome che l’americano di Los Angeles ha sempre utilizzato anche per i suoi contatti in città, l’avvocato Castagna sembra aver fatto il salto da semplice cliente, che aveva versato trentamila euro in un conto cifrato a un ruolo di spicco nell’organizzazione. Quello che i magistati contestano al legale grossetano è proprio l’associazione a delinquere con Da Ponte e con tutti gli altri personaggi coinvolti in questa vicenda, oltre all’esercizio abusivo della professione di promoter e all’acquisizione e rivelazione di informazioni contenute nella banca dati delle forze dell’ordine. Accuse che vengono contestate dai difensori dell’avvocato, i legali Mario Tamberi e Claudio Davino. «Il suo coinvolgimento - dice Tamberi - è il frutto di un grande equivoco». Un equivoco che potrebbe essere nato quando l’avvocato ha conosciuto Da Ponte, che gli è stato presentato da un famoso notaio di Grosseto, ma soprattutto quando l’avvocato ha detto ai pm che i contatti con Da Ponte e Tortorici erano «motivati esclusivamente dall’interesse a concludere un contratto di consulenza in vista di importanti investimenti in Italia che il gruppo di Da Ponte stava per fare». (f.g.)

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