Attenzione
Parlavano di vino e invece era droga: condannati
GROSSETO. Si parlava di «vino», meglio se «vino buono». E una bottiglia poteva essere offerta a 70 euro, talvolta anche 100. E se non c'era il vino l'argomento di conversazione era l'acqua: «Ma il...
GROSSETO. Si parlava di «vino», meglio se «vino buono». E una bottiglia poteva essere offerta a 70 euro, talvolta anche 100. E se non c'era il vino l'argomento di conversazione era l'acqua: «Ma il rubinetto per il bagno lo pagano subito?». Eppure più spesso erano i riferimenti alimentari a fare la loro comparsa nei dialoghi: una «cena» da 300 euro e senza sconti («mica si può andare al ristorante e chiedere di pagare la metà»); un «caffè» da prendere al bar, evidentemente il solito, oppure una «colazione». Appuntamenti cui poteva partecipare anche una «figlia»: insomma, avrebbero consumato in due.
Si parlava di droga – cocaina ed eroina – e non di prodotti gastronomici nelle intercettazioni telefoniche delle operazioni Fenice 2010 e Sommelier 2010 della squadra mobile che tra il 2009 e il 2010 portarono alla scoperta di un traffico di sostanze stupefacenti, un canale che aveva coinvolto personaggi calabresi ma anche grossetani e stranieri. Operazioni con pedinamenti, perquisizioni e arresti giunta a conclusione con le condanne di tre protagonisti. Sei anni e 28mila euro di multa la pena per Claudio Pansera, 49 anni, di Brancaleone (Reggio Calabria), tornato completamente libero all'inizio dell'anno. Ruggiero Di Vita, 37 anni, di Cefalù (Palermo), anche lui senza più restrizioni; e la convivente Silvia Lozzi, 37 anni, di Grosseto (libera). La loro posizione è stata stralciata rispetto ad altri due imputati che hanno scelto il patteggiamento (Teodoro Giarnieri e Lisa Priami). E adesso il gup Montesarchio ha depositato le motivazioni delle condanne, che prevedono anche l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e l'interdizione legale per la durata della pena. Spaccio di cocaina ed eroina le contestazioni per Pansera (2009); sette episodi di spaccio di eroina complessivamente contestati a Di Ruggiero e Lozzi (2010). Quest'ultima doveva rispondere anche della detenzione di 24 grammi di eroina, lasciata in custodia a Giarnieri e Priami; e anche della calunnia nei confronti di loro due per la presunta cessione di 300 grammi a lei sequestrati dalla polizia. Nessuna attenuante, nemmeno generica, considerati l'allarme sociale derivante e la molteplicità di persone coinvolte.
La gastronomia comunque in qualche modo c'entrava, se è vero che Pansera vendeva le dosi nella cucina di casa sua (pagamento differito). Il giudice ritiene sufficientemente provate le responsabilità degli imputati e valuta come “trascurabile” l'apporto alle indagini fornito da Pansera negli interrogatori. E ritiene indiscutibile la collaborazione tra Di Vita e Lozzi nelle operazioni di spaccio (una “sinergia”), come ricostruite dalle intercettazioni e dalle parole dei tossicodipendenti grossetani. Scambi che avvenivano in vari luoghi della città, non solo a casa, con appuntamenti presi per telefono (anche sms). Difese Pugi e Baccheschi. (p.s.)
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