Il Tirreno

Grosseto

Dopo il no della banca oggi si va da Simoncini

di Francesca Gori
Dopo il no della banca oggi si va da Simoncini

La società critica per la mancata erogazione del credito per gli stipendi Le rsu: «In Regione per avere garanzie e capire che ne sarà di noi»

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GROSSETO. Per le vestaglie azzurre quello di oggi è il viaggio della speranza. Il viaggio a Firenze, al palazzo della Regione dove ad aspettare i sindacati, le istituzioni e la proprietà della Mabro ci sarà Gianfranco Simoncini. Un viaggio che arriva dopo che la banca alla quale l'azienda si era rivolta per avere un credito da trecentomila euro e pagare così gli stipendi, ha detto no. Ma anche un viaggio che dovrà servire a fare chiarezza.

Le rsu Cgil chiederanno, ancora una volta, di sapere chi c'è dietro le fiduciarie che controllano la società. Fiduciarie che sono raddoppiate, dopo che Anton Giulio Pacenti, con la sua Rft ha acquisito il 95% di Abbigliamento Grosseto. «Ma soprattutto - dice Nadia Perino, rsu Cgil - chiederemo di avere un quadro chiaro del nostro futuro, perché in questo modo è impossibile andare avanti. E diremo anche che non siamo più disposti a vivere quotidianamente questo scontro continuo dell'azienda nei confronti della nostra rappresentanza».

Tutto è cominciato con un comunicato della società, che avrebbe dovuto chiarire i motivi del mancato accordo con la banca.

«Per pagare gli stipendi - dicono i vertici della società - abbiamo richiesto la possibilità di anticipare fatturazioni emesse su nominativi internazionali alla banca in modo da realizzare in varie forme, anticipazione o addirittura cessione del credito per trecentomila euro che avrebbero coperto il saldo totale degli stipendi di agosto e settembre di circa 250mila euro». Ma la banca ha detto no. «La pratica con la nostra richiesta - aggiungono - è stata esaminata dal cda della banca, ma per ragioni dovute alla minor esperienza della banca stessa a gestire pratiche di fatture su nominativi esteri, non riteneva di approvarla. Prendiamo atto di tale legittima decisione, non nascondendo ovviamente una certa delusione vista l'importanza dei nominativi di griffe estere sui quali era richiesto l'intervento». Una stoccata, all'istituto di credito. «È vero che mancano le risorse finanziarie - dice Nadia Perino - e quello che chiederemo a Simoncini è proprio questo: che ci dica chiaramente se c’è qualcuno pronto ad investire». Ma durante l'incontro, sarà affrontata anche un'altra questione. Abbigliamento Grosseto dice che prenderà provvedimenti disciplinari nei confronti di un dipendente che venerdì mattina avrebbe detto che «la banca non ha erogato i soldi perché mancavano i documenti». «Un po' troppo poco - aggiunge Perino - per avere il pretesto di attaccare di nuovo la rsu. Questa situazione va avanti da troppo, ormai c’è uno scontro frontale che non porta da nessuna parte».

In catena, però, i capi dea confezionare ci sono, anche se è guerra sui numeri. Abbigliamento Grosseto parla di settemila capi, le maestranze ne hanno contati circa cinquemila. Al di là dei numeri, però, sono i soldi a mancare. «Mancano i castelletti bancari dove scontare le fatture relative al lavoro già svolto - dicono in azienda - e tutto questo è enfatizzato dalla crisi economica che in particolare attanaglia il mercato italiano». Abbigliamento Grosseto, però, un segnale chiaro lo dà: «È paradossale che un'eccellenza produttiva che settimana dopo settimana acquisisce sempre più fiducia presso le griffe di tutto il mondo ricevendo da queste le commesse, non raccolga altrettanta fiducia presso il sistema bancario italiano e questo talvolta per problematiche legate a passate realtà».

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