Il Tirreno

Grosseto

Mabro, tutti in cassa integrazione

di Francesca Gori

L’azienda riorganizza la catena e ristruttura i macchinari dello stabilimento, polemica sulla comunicazione ai lavoratori

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GROSSETO. Aspettavano la risposta a una domanda precisa, quella sul pagamento degli stipendi arretrati. Invece è arrivata loro un’altra comunicazione: da ieri mattina la Mabro è chiusa, fino al 5 novembre quando la produzione riprenderà con una catena nuova, accorciata rispetto a quella attuale. E per ristrutturare il lavoro delle vestaglie azzurre, i vertici di Abbigliamento Grosseto hanno deciso di mettere tutti i dipendenti in cassa integrazione. Nulla di strano, non fosse però che la comunicazione, ieri mattina, è arrivata alle donne che si erano presentate al lavoro soltanto attraverso una loro collega. Nessuno, dei vertici della società, si è presentato nella fabbrica di via Senese per dire loro che da ieri e fino al cinque novembre, il cancello dello stabilimento resterà chiuso.

Andrea Barontini ai segretari dei sindacati, lo ha comunicato giovedì sera. «Mi ha chiamato alle nove e mezzo - dice Fabio Della Spora, segretario della Femca Cisl - per annunciare la ristrutturazione della catena e per comunicarci che i lavoratori sarebbero stati tutti in cassa integrazione. Noi però ci aspettavamo anche di sapere se arrivano o meno i soldi dello stipendio». In ballo c’è ancora il pagamento del saldo di agosto e lo stipendio di settembre. «Barontini però non ci ha potuto dire niente - aggiunge il sindacalista - ne riparleremo lunedì». Il 5 novembre, però, le dipendenti che in questi mesi hanno deciso di rompere il fronte delle vestaglie azzurre e lavorare nonostante i pagamenti non fossero garantiti, potrebbero incrociare le braccia. «Io l’ho già detto più di una volta - aggiunge Della Spora - che senza stipendio non si va a lavorare».

Ieri in azienda è stata l’ennesima giornata di tensione. Da una parte le rsu Cgil, le vestaglie azzurre che sono in sciopero dall’inizio di settembre, hanno criticato la scelta di comunicare la cassa integrazione per oltre duecento dipendneti senza che i rappresentanti ne sapessero qualcosa. «Dovevano inviare a noi la comunicazione - dice Nadia Perino, rsu Cgil - e non l’hanno fatto. Tutta questa situazione sta diventando insostenibile giorno dopo giorno». Le vestaglie azzurre, però, sono ancora divise. «L’unica cosa che vogliamo mandare a dire alle nostre colleghe - aggiunge Perino - alle donne che fino a ieri hanno lavorato, è che se decideranno di non rientrare, il 5, perché ancora non sono stati pagati gli stipendi, saremo al loro fianco». Le rappresentanti dei lavoratori della Cgil cercano di abbassare i toni, che nelle settimane passate sono diventati aspri. Dall’altro, quelle della Cisl e della Uil che hanno continuato a lavorare, ieri si sono riunite in assemblea e hanno ingoiato anche quest’ultimo boccone.

Da parte dell’azienda, però, non ci sarebbero campanelli d’allarme particolari. La scelta della cassa integrazione, insomma, è stata dettata soltanto dalla necessità di sistemare la catena e garantire così una produzione più efficiente. «La cosa che però ci quadra poco - aggiunge Nadia Perino - è il fatto che qualche giorno fa avevano richiesto più dipendenti al lavoro per evadere alcuni ordini». In produzione ci sarebbero già 2.700 capi e altrettanti sarebbero al taglio.

Fino al cinque, quindi, c’è da aspettare. Già lunedì, però, potrebbero esserci novità sul fronte degli stipendi.

Quello che è certo è che ieri Gianfranco Simoncini, l’assessore regionale alle Attività produttive ha fissato un incontro proprio per lunedì alle 19 con i sindacati, con il Comune e la Provincia di Grosseto, i rappresentanti dell'azienda, e le Rsu, per fare il punto sulla situazione dello stabilimento. Era saltato la scorsa settimana quando non era stato trovato un accordo tra i rappresentanti dei lavoratori per la partecipazione alla riunione.

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©RIPRODUZIONE RISERVATA

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