Finanza
Il ripetitore Ericsson s’ha da fare
Il Tar dà ragione alla società di telefonia e condanna il Comune a pagare 1.500 euro di multa
GAVORRANO. Il Comune non ha il potere di impedire alla Ericsson di realizzare un ripetitore a Bagno di Gavorrano. Questa, in buona sostanza, la motivazione con cui il Tar ha accolto il ricorso presentato dalla società di comunicazione, contro un provvedimento dell’amministrazione. Non solo: la condanna a pagare anche 1.500 euro di multa, rimandando la discussione nel merito al 5 dicembre. È una sentenza che pesa a Gavorrano.
Per almeno due motivi. In primis, perché sono stati i cittadini stessi di Bagno ad andare in Comune a lamentarsi per la costruzione di un ripetitore nella loro frazione.
«Un impianto tecnologico per telefonia cellulare» lo chiama il tribunale fiorentino, mentre la Ericsson lo aveva già classificato con il nome «Gr 4609 Bagno di Gavorrano». La società di telecomunicazioni aveva presentato un’istanza per poter procedere con la sua costruzione già il febbraio scorso, trovando però l’opposizione degli amministratori. Forti anche di un precedente (che è il secondo motivo): qualche tempo fa, anche la Vodafone aveva fatto richiesta di realizzare un ripetitore in una frazione del gavorranese. Al Bivio di Ravi, per la precisione. Anche in quel caso il Comune rispose picche, ma a differenza della Ericsson, la società concorrente non è ricorsa al Tar, riconoscendo la motivazioni dell’amministrazione. Nel regolamento comunale, infatti, è previsto che questi impianti vengano posizionati almeno a duecento metri di distanza dalle abitazioni.
Così, forte del precedente, del regolamento e delle proteste dei cittadini, il Comune di Gavorrano si è opposto anche al progetto della Ericsson, per fermare «quel mostro di ripetitore», come lo hanno definito i residenti.
La società però insiste e gli uffici del municipio ad agosto emettono un provvedimento, firmato dal responsabile unico attività produttive, che diffida il colosso delle telecomunicazioni ad effettuare i lavori previsti, «in quanto è da ritenersi illegittimo e poichè sussistono ragioni di interesse pubblico da tutelare». Parole queste riferite alle onde che circolerebbero nell’aria nella frazione Immediato il ricorso al Tar da parte della Ericsson. Accolto, sotto due punti di vista. «In relazione – si legge nella sentenza - sia alle censure inerenti lo scorretto esercizio dei poteri di autotutela, sia a quelle dirette a far valere la contrarietà del regolamento urbanistico comunale alle previsioni».
Tradotto: accolto sia perché il Comune non ha il potere per emettere un’ordinanza simile, visto che no ci sono, secondo il tribunale, gli estremi dell’autotutela; sia perché la società non deve sottostare a quei famosi 200 metri di distanza. In questo modo viene annullato il procedimento, rimandando la discussione nel merito al 5 dicembre. Ma non solo: il Comune è stato condannato anche a pagare 1.500 euro di multa.
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