L’inceneritore può riaccendere i forni
La Provincia rilascia l’autorizzazione definitiva (Aia): presto di nuovo al lavoro i sessanta dipendenti dell’impianto
SCARLINO. Ora è ufficiale: la Provincia di Grosseto ha rilasciato l’Aia all’inceneritore. Il parere positivo della conferenza dei servizi si è tradotto mercoledì sera nel documento che di fatto permette a Scarlino Energia di riaccendere i forni all’impianto. «È il risultato di un percorso attivato dall’azienda» dice Patrizia Siveri, assessore provinciale all’Ambiente. Andando poi a toccare i motivi per cui il Tar, nel novembre 2011, ha annullato la precedente Aia: «contraddizione formale e non sostanziale» la definisce l’assessore. La richiesta delle nuove autorizzazioni, infatti, non ha nulla a che vedere con la sentenza del Consiglio di Stato. Scarlino Energia «per legge – continua Siveri - ha la facoltà di chiedere un’autorizzazione diversa da quella oggetto di un contenzioso in atto». Un procedimento del tutto diverso, insomma. Un punto zero. Da dove sono nate la nuova Via e la nuova Aia. «Questo consentirà la ripresa dell'attività e il reintegro al lavoro del personale dell'azienda» dice l’assessore. Ci vorrà circa un mese però prima che tutti e 60 i lavoratori, ad oggi in cassa integrazione, possano tornare ai loro posti. Serviranno interventi di manutenzione all’impianto, contattare i fornitori e via discorrendo. Ma in questi giorni di sentenze e nuove autorizzazioni il rischio è quello di fare confusione. Per questo Siveri vuole fare chiarezza, ripercorrendo tutti i passi di questa vicenda. Torniamo quindi al novembre del 2011, quando arrivano le motivazioni del Tar con cui vengono annullate le precedenti autorizzazioni. «Il Tar ha bocciato la vecchia autorizzazione esclusivamente per le contraddizioni insite nel procedimento amministrativo – spiega l’assessore -. Infatti, se la valutazione di impatto ambientale del gennaio 2009 trattava di un cogeneratore, l'inchiesta pubblica e la successiva Aia autorizzavano un inceneritore con tutte le prescrizioni dovute per questo genere di impianti». È stato uno dei nodi cardine delle motivazioni questo. Ripreso anche nella sentenza del Consiglio di Stato. A dire la verità, però, l’inchiesta pubblica di per sé non autorizzò un bel niente. Il tavolo tecnico anzi espresse molti dubbi. Decisivo fu invece il parere dei biologi dell’università di Siena. E in questi passaggi amministrativi arrivò la svolta: l’impianto non venne più considerato un cogeneratore ma un inceneritore. Il problema sollevato dal Tar sta proprio in questo: la diversità nel giudicare l’oggetto al momento del rilascio delle due autorizzazioni. «Per ovviare ad una contraddizione formale e non sostanziale saremmo andati inevitabilmente incontro ad un appesantimento dell’iter procedimentale con tutte le possibili ricadute negative sul territorio – continua Siveri - un lungo contenzioso con la società proponente, pesanti risvolti anche in termini di richiesta di danni nei confronti della Provincia». E non solo verso la giunta, ma tutto il consiglio. «Ricordo, infatti, che la delibera di indirizzo politico che definiva il percorso per il rilascio dell'Aia, era stata votata all’unanimità dal consiglio provinciale». Da qui, l’assessore si riaggancia ad un altro aspetto recente: la richiesta di dimissioni di Leonardo Marras avanzata dal capogruppo Pdl De Carolis. «Dimentica tutti questi passaggi, condivisi – dice Siveri -. Affermare che l'impianto ha creato danni alla salute è mistificatorio e può creare un allarmismo ingiustificato tra gli abitanti di Scarlino e Follonica». Perché, come ha detto prima, la contraddizione è «formale», «non sostanziale». «I dati sulla morbosità e mortalità di Scarlino e Follonica sono in linea con quelli degli altri comuni» continua. E «Arpat non ha rilevato dati ambientali alterati durante il funzionamento dell’impianto, né dalle centraline della ditta, né dagli analizzatori della stazione mobile della Provincia».
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