Il Tirreno

Grosseto

SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE

Dal boom alla doccia fredda la parabola della mediazione

Dal boom alla doccia fredda la parabola della mediazione

GROSSETO. Dal successo alla doccia fredda. È la parabola della “mediazione”, pratica esplosa in tutta Italia come via alternativa alle giustizia ordinaria ma che anche in Maremma - da due giorni...

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GROSSETO. Dal successo alla doccia fredda. È la parabola della “mediazione”, pratica esplosa in tutta Italia come via alternativa alle giustizia ordinaria ma che anche in Maremma - da due giorni - sta vivendo ore difficili per via di una sentenza della Corte Costituzionale che ne cancella l’obbligatorietà.

Qualche cifra sul boom: più di 100 mediazioni sono state registrate in 6 mesi da Medialaw (organismo grossetano accreditato dal ministero); più di 500 se ne contano da gennaio negli uffici della Camera di Commercio. Altre migliaia sono sparse in altri 9 istituti della provincia di Grosseto dipendenti da “sedi centrali” dislocate in varie parti d’Italia. Un fenomeno importante, certamente favorito da norme di legge ma proliferato grazie a un mercato locale particolarmente agguerrito. È stato il decreto legislativo del 4 marzo 2010 numero 28 a prevedere il carattere obbligatorio della mediazione nella quale sono confluite liti condominiali, bancarie e assicurative. In due anni un’impennata che ha coinvolto gli appetiti di molte persone, professionisti e non, e non solo per il crescente numero di "litiganti" che si sono rivolti alla mediazione come soluzione per risolvere le proprie beghe, ma anche per il folto popolo di persone interessate a seminari e corsi di formazione, a loro volta proliferati a vista d’occhio. Come quello di ieri in sala Pegaso, promosso da Medialaw e Confedilizia e dedicato alla “mediazione come giusta alternativa”. Un appuntamento al quale ha partecipato una folta rappresentanza di avvocati e in cui, insieme alla presidente di Confedilizia Paola Tamanti, è stato fornito uno spaccato del fenomeno. Medialaw srl - organismo accreditato al Ministero di Giustizia e di natura “privata” anziché “pubblica” come quello della Camera di Commercio - opera da aprile 2012 come sede “diretta” (mentre prima era sede decentrata di un organismo nazionale), e ha protocollato 103 procedimenti. Più folta ancora la mole della mediazione pubblica, quella della Camera di Commercio che - dice il responsabile Alberto Zaccherotti - in 10 mesi ha contato 532 mediazioni a fronte delle 542 di tutto l’anno scorso. Il grosso di Medialaw ha riguardato le banche (anatocismi, contratti) e assicurazioni; discreta la mole di liti sulle successioni ereditarie e condominiali. «Primo obiettivo raggiunto - spiega l’amministratore Luca Desideri - è stato quello di formare mediatori professionali tra le varie categorie (avvocati, ingegneri, architetti, geometri, medici, periti agrari, commercialisti...). A oggi il numero di quelli accreditati è di circa 80».

Ma proprio sull’entusiasmo dei numeri è piombata - al convegno di ieri - una doccia fredda. Neanche a farlo apposta, poche ore prima (cioè mercoledì sera) è uscita la sentenza della Corte Costituzionale che boccia, per eccesso di delega legislativa, le norme che nel 2010 hanno introdotto l’obbligo della media-conciliazione nelle controversie civili e commerciali. Il ricorso alla mediazione, dunque, si appresta a crollare, con amarezza dei convegnisti di ieri. E se è più laico Zaccherotti, che fa affidamento in chi vorrà (facoltativamente) ricorrere alla mediazione camerale, Desideri è più duro. «In un momento di crisi - dice - lo Stato prima dà le opportunità e poi te le toglie».

Elisabetta Giorgi

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