Finanza
Chiudono le poste di Castiglioncello
Nel dramma gli ottanta anziani del borgo vicino Cinigiano La lettera: «Ci avevano già ridotto il servizio a un giorno»
CINIGIANO. Castiglioncello Bandini è un borgo di 80 abitanti, che come tutti gli altri paesi montani, è stato smantellato di negozi e di servizi. Colpa della crisi, della razionalizzazione a tutti i costi, di scelte che in molti non possono condividere.
Dotato di recente, con grande sforzo istituzionale e di attività di volontariato, di una struttura polifunzionale che sopperisce alle necessità più eclatanti, ospita anche un ufficio postale che, togli oggi, togli domani, è rimasto aperto una sola volta alla settimana.
Ma paradossalmente, adesso, proprio perché è aperto una sola volta, si decide di sopprimerlo. E così gli 80 cittadini, col sindaco di Cinigiano in testa e l’Arci provinciale, prendono carta e penna e sottoscrivono in massa una lettera di protesta a Poste Italiane.
«Viviamo in un piccolo borgo di montagna in cui da otto anni è aperto un circolo Arci, unico centro per l'acquisto di generi di prima necessità, che fa parte di una struttura polifunzionale con un ambulatorio e, appunto, l’ufficio postale - scrivono - L’apertura del circolo è stata possibile grazie ad un accordo tra comune e Arci e con grandi sacrifici la popolazione partecipa a titolo di volontariato.
Circolo aperto con l'impegno economico personale di tutto il direttivo con la collaborazione del Cesvot per accendere un mutuo con Fidi Toscana. La decisione dei membri del direttivo di esporsi personalmente, solo per garantire livelli minimi di servizi per la comunità, non è stata facile».
La lettera spiega che non c’è scopo di lucro per alcuno, «ma questa realtà permette comunque di dare lavoro a due persone con famiglia, cosa non banale per un paese così piccolo». La premessa della lettera, dunque, fa capire l’importanza dell’ufficio postale per Castiglioncello Bandini: il giorno di apertura dell'ufficio rappresenta infatti per il circolo stesso un'importante fonte di guadagno, dal momento che coloro che si recano allo sportello, spesso si fermano anche al circolo, consumano e acquistano.
Dunque la chiusura dell’ufficio avrebbe “ricadute fatali” anche per il circolo. Ma adesso viene il bello, perché pare che i motivi della chiusura delle poste siano due. La prima, è la solita storia di essere un ufficio "antieconomico", la seconda, quella che in fondo fa ancora più rabbia, riguarda il fatto che venga aperto solo una volta a settimana e per questo adesso venga chiuso del tutto. «La prima è una mezza verità - si legge - perché questo ufficio è ubicato nell'ex edificio scolastico di proprietà del Comune che sostiene pure i costi del consumo di elettricità, mentre quelli del riscaldamento dal circolo Arci».
Restano all'azienda le spese del solo operatore e del computer. «La seconda motivazione invece ci sembra proprio di una logica assurda, si chiude infatti un servizio là dove è già stato razionalizzato nel corso degli anni, anzichè diminuirlo in località dove si creerebbero disagi minori».
E a questo punto la proposta di salvare l’apertura per lo meno 2 volte al mese: «Cerchiamo di mantenere questo sportello aperto almeno due volte al mese e in particolare il primo e il terzo venerdì di ogni mese. Il primo permetterebbe alla persone anziane di poter riscuotere la propria pensione in tranquillità; il terzo venerdì permetterebbe di pagare le varie bollette e di fare altre operazioni postali».
Una simile soluzione comporterebbe la chiusura per soli due giorni al mese, di un altro ufficio postale vicino (e non quattro come avviene oggi), «non comportando a nostro avviso alcun aumento sul costo del personale nè diminuzione del fatturato della vostra azienda».
E dopo le proposte, le piccole vendette per altro giustificatissime da parte degli ottanta abitanti. L’idea è quella di togliere, in massa, dal giorno successivo alla chiusura, i risparmi dalle poste, con chiusura dei conti correnti per trasferirli in una banca.
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