Il Tirreno

Grosseto

Un bando per le casette del Cassero

di Guido Fiorini
Un bando per le casette del Cassero

L’annuncio dell’assessore: «Come per la sala Eden, vogliamo capire chi è interessato ad aprirci un’attività»

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Anche per le casette cinquecentesche del Cassero sarà fatto un bando che sondi le “manifestazioni di interesse” per la gestione, un procedimento analogo a quello per la Sala Eden, ormai in scadenza (il 30 ottobre, le offerte sono almeno 3 o 4). Lo chiarisce l’assessore Giovanna Stellini dopo che, nelle ultime settimane, alcune proposte (interessanti, peraltro), sono giunte nel suo ufficio: il Comune, in sostanza, non intende trattare separatamente con nessuno, ma vuole affidare il meraviglioso complesso all’interno delle Mura con una procedura trasparente. Il meccanismo, però, è in moto. E la Stellini annuncia anche un po’ di idee che ha in testa per l’area.

I soldi, però, sono pochi. Mai il Comune ha dovuto fare i conti con finanze così esigue. Colpa della “spending review” di un governo convinto che l’economia si rilanci solo tagliando i costi: una filosofia che assomiglia al vecchio adagio “agli zoppi, grucciate”. Certo è che i numeri sono impietosi, tanto che, come avevamo ipotizzato giorni fa nella “Frusta”, anche il progetto della Pinacoteca alle Clarisse, che dovrebbe ospitare la meravigliosa collezione Luzzetti, sarà rivisto. Non sarà cancellato, per Grosseto sarebbe un autogol alla Tafazzi, roba da dimissioni della giunta dopo i proclami in campagna elettorale, ma sarà “spalmato” su un programma triennale. Le Clarisse sono su tre piani, ne sarà aperto uno all’anno. Se è così, non sarà un dramma. Ma verificheremo e chiederemo il conto.

Allora assessore, che succede al Cassero?

«Succede che, proprio in questi giorni, abbiamo avuto dalla Fondazione Mps la conferma dei finanziamenti per gli arredi. Avevamo iniziato a spenderli quindi, pur ricontrattando con Siena il rinvio all’anno prossimo, siamo riusciti a non perderli. Ci acquisteremo una serie di dotazioni tecnologiche per il Cassero, dal sistema wi-fi libero, in modo da avere una frequentazione della zona quotidiana anche solo per leggere o studiare, allo schermo del cinema, a tanti piccoli interventi che renderanno strutturale l’apertura».

Ma servirà anche un bar. O un ristorante, un’attività che porti le presenze.

«Ne siamo consapevoli, ma vogliamo arrivarci in modo trasparente. In questo momento è in corso una perizia tecnica sulle casette cinquecentesche. Sono volumi importanti, su tre piani: vogliamo capire cosa c’è di funzionante, cosa serve, cosa ci si può fare e cosa no. Io penso a un utilizzo che metta insieme pubblico e privato, tipo Le Murate di Firenze».

E quindi?

«Intanto riconfermiamo il punto informazioni. E facciamo di più, ci spostiamo gli uffici del settore turistico. Poi, con il wi-fi libero, faremo Librincentro. Pensiamo anche a laboratori in collaborazione con artisti grossetani».

E l’attività?

«Ho avuto delle proposte interessanti in questi giorni. Ma, come per l’Eden, appena la perizia sarà conclusa, roba di pochi giorni, faremo un bando per conoscere le manifestazioni di interesse. Voglio vedere cosa ci verrà proposto e per quanti mesi all’anno. La struttura è vincolata e, proprio per questo, ha costi di manutenzione elevati».

Veniamo alle Clarisse. C’è il rischio che Grosseto perda la collezione Luzzetti?

«Non la vogliamo perdere, però il progetto dovrà andare avanti a “step”, un passo alla volta. Tutto insieme ha costi insostenibili in questo momento, i tagli al settore cultura sono stati pesantissimi».

Cosa avete in testa?

«Pensiamo a sistemare un piano per volta. In tre anni sarà tutto a posto. Ci sono da finire i lavori e fare la messa in sicurezza, allarme compreso. Ma daremo la Pinacoteca alla città».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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