Il Tirreno

Grosseto

«È consumatrice di eroina, la patente va revisionata»

di Pierluigi Sposato
«È consumatrice di eroina, la patente va revisionata»

Giovane grossetana ricorre contro la Motorizzazione dopo una segnalazione dei carabinieri di Follonica

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GROSSETO. «Sono sbalordita», dice l’avvocato Elena Pellegrini. Lo dice dopo aver letto le motivazioni con il quale il Tar della Toscana ha respinto un ricorso di una sua cliente. A quest’ultima era stata comunicata la necessità della revisione della patente di guida perché «segnalata dai carabinieri come abituale consumatrice di sostanze stupefacenti». Attenzione, sottolinea il legale: una semplice segnalazione, non corroborata da altri atti di indagine. «A quanto ne so io - aggiunge l’avvocato - la mia cliente non è mai nemmeno stata sentita come persona informata dei fatti né come indagata. Non ha ricevuto informazioni di garanzia. E tantomeno risulta imputata. È questo quello che abbiamo sostenuto tra l’altro nel nostro ricorso: non c’è una situazione cristallizzata da alcun genere di giudizio».

Mai alcun precedente. Il ricorso non contesta la validità della segnalazione dei carabinieri ma mette l’accento sul fatto che a quella segnalazione non è seguito altro: due righe che hanno pesato come un macigno sulla sua vita. «Mai sottoposta a procedimento penale in materia di stupefacenti - ha scritto nel ricorso al Tar - Mai fermata mentre mi trovavo alla guida in stato di alterazione psichica».

Una vicenda datata 2011. Trenta anni da compiere a breve, grossetana, la donna si è vista recapitare nel dicembre 2011 un provvedimento firmato dalla Motorizzazione civile di Grosseto a proposito della revisione della patente (che non era in scadenza “naturale”). Ha fatto ricorso in via gerarchica ma nel marzo scorso la Direzione generale territoriale Centro-nord e Sardegna competente per il territorio lo ha respinto. Contro quest’ultima decisione, la giovane donna si è rivolta al Tribunale amministrativo della Toscana, la cui seconda sezione ha tenuto udienza il 3 luglio scorso. Le motivazioni sono state depositate lunedì scorso.

Il primo ricorso. L’avvocato aveva chiesto l’annullamento del decreto della Direzione Centro-nord e Sardegna, previa sospensiva. La donna sosteneva la necessità che il provvedimento fosse fondato «su elementi oggettivi che possano far dubitare della perdurante capacità fisico-psichica del titolare della patente di guida». Il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti si è costituito nel giudizio, tramite l’Avvocatura distrettuale, chiedendo chiaramente il rigetto del ricorso.

Il giudizio del Tar. Il Tar ha adottato una “decisione semplificata”, la cui sentenza è entrata anche nel merito della questione. Secondo i giudici (Radesi presidente, Viola consigliere, De Carlo estensore), la segnalazione dei carabinieri di Follonica sulla qualità di consumatrice abituale di eroina «non è stata oggetto di confutazione da parte della donna, che si è limitata a sottolineare come non sia mai stata coinvolta in un procedimento penale né colta alla guida sotto l’effetto di stupefacenti. La contestazione della ricorrente non coglie nel segno; il semplice consumatore di stupefacente non è passibile di processo in materia di stupefacenti ma al massimo di segnalazione alla locale Prefettura se trovato in possesso di un quantitativo di stupefacente per uso personale».

Requisiti verificabili. Non solo. «I carabinieri - aggiunge il Tar - evidentemente hanno appreso da loro indagini da loro svolte nei confronti di fornitori di eroina che presumibilmente la cedevano anche alla donna; il fatto che non sia mai stata colta alla guida in stato di alterazione non è ragione che impedisca di procedere alla revisione della patente per verificare l’attuale sussistenza di tutti i requisiti che rendano idoneo un soggetto alla guida di autoveicoli». Non è chiaro in quale forma i carabinieri abbiano appreso l’informazione, se da testimonianze o se da intercettazioni telefoniche. Comunque stiano le cose, il Tribunale amministrativo della Toscana ha respinto il ricorso, condannando la ricorrente a pagare 2.000 euro di spese.

Ricorso al Consiglio di Stato. «Parlerò approfonditamente con la mia cliente ma credo proprio che ricorreremo al Consiglio di stato», chiude l’avvocato Pellegrini. Per una questione che interessa una grossetana ma che, è lampante, ha una chiara risonanza a livello nazionale.

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