«Progetto6 un’occasione i dipendenti sono tutelati»
Emilio Bonifazi sulla fusione delle sei società per la gestione unica «Il nostro 10,40% è una conquista. Coseca debole per i pochi Comuni serviti»
GROSSETO. Il tema della fusione delle società dei rifiuti in Progetto6 interessa da vicino Emilio Bonifazi: e non solo perché è il sindaco di Grosseto, ma anche perché è il presidente dell’assemblea dell’Ato, composta dai 103 comuni delle tre Province.
E Bonifazi chiarisce alcuni aspetti, spiegando che essere entrati in Progetto6 con Coseca è stata una conquista che porterà solo benefici alla Maremma. E che non ci sono rischi per l’occupazione.
Lei ha vissuto personalmente il percorso e le dinamiche che hanno portato all'Ato unico. Il bando è il traguardo dell’intera operazione. Ma Grosseto è un “socio di minoranza”.
«Sottolineo, intanto, che il nostro Ato è l’unico ad aver fatto il bando per la gestione unica. Ma va chiarito che la dotazione impiantistica non ha “peso” in P6 dato che tali impianti resteranno di proprietà dei territori che già li possedevano. Ad essi sono certamente legati assunzioni, popolazione, dimensione territoriale e produzione di rifiuti ma che “pesano” non rispetto alle province coinvolte bensì in relazione al territorio servito finora. E una delle debolezze di Coseca è proprio quella di non servire l'intero territorio ma solo 17 comuni su 28. Sono esclusi molti della parte meridionale del territorio, mentre ora anche loro rientreranno nella gestione unica».
Però la percentuale in P6 è comunque la più bassa.
«Qui c’è un errore di concetto. Coseca non è stato messo ai margini di Ato Sud, con il suo 10,40%, ma ha ottenuto un successo straordinario nell'esservi entrato e nell'essere quindi diventato parte di un sistema che funzionerà con quegli impianti che non fanno parte dell'affidamento, esattamente come le Strillaie e Scarlino. Ovvio che se, in passato, Coseca si fosse dotato di impianti (e non di piccole quote azionarie di essi) avrebbe oggi un'altra solidità patrimoniale ma la mancanza di risorse pubbliche, le passate divisioni politiche tra comuni costieri e comuni dell'entroterra e le incertezze legislative tra decreti, leggi e referendum che si sono susseguiti, non hanno consentito grandi investimenti in questo senso. Non tutti possono contare su territori ricchi e supportati, per esempio da grandi istituti bancari».
Quindi quel 10,40 è stato conquistato...
«Appunto. Quel 10,40% non è una sconfitta ma, anzi, l'occasione di esserci: abbiamo rischiato di restare fuori. Pensiamo solo un attimo all'ipotesi che non ci fosse stata questa aggiudicazione. Anche perché maggiori quote significa maggiori spese per un piano degli investimenti che sarà di entità significativa. Per quello che riguarda il Cda e il presidente è ancora tutto da decidere ma, come ha già avuto modo di chiarire l'assessore Tei, noi guarderemo con molta attenzione al piano industriale e all'organizzazione territoriale e logistica del servizio e dei centri decisionali. Questo perché facciamo parte di un progetto con l'obiettivo di migliorare il servizio e l'efficienza dell'intero settore e intendiamo partecipare attivamente a tutti i processi decisionali».
Certo è che per i rifiuti, in zona, cambia tutto. E i dipendenti del Coseca?
«L'Ato Toscana Sud rappresenta un'opportunità di riorganizzazione dei servizi pubblici locali unica, non solo in Toscana. Facciamo parte di un'operazione che ha consentito alla parte meridionale di questa regione di competere e ottenere l'aggiudicazione provvisoria rispetto a concorrenti nazionali particolarmente agguerriti. Successo che rafforzerà il nostro territorio, migliorerà il servizio e, proprio perché abbiamo tenuto il tutto nel nostro perimetro economico di area vasta, garantirà anche i livelli occupazionali. Non ci sono rischi per i nostri dipendenti».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
