Il Tirreno

Grosseto

Atteggiamento antisindacale alla Mabro

di Francesca Gori
Atteggiamento antisindacale alla Mabro

Il giudice condanna Abbigliamento Grosseto per il ricorso presentato dopo che erano stati pagati solo i dipendenti al lavoro

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GROSSETO. Gli acconti erano stati pagati in ritardo ai dipendenti che avevano scelto di incrociare le braccia e loro avevano deciso di denunciare, attraverso l’ufficio legale della Cgil, i vertici di Abbigliamento Grosseto. La società aveva risposto al giudice, scrivendo sulla memoria che sì, quei soldi erano arrivati in ritardo sui conti corrente degli operai in sciopero per dare un segnale a chi invece aveva dato fiducia all’azienda. Il giudice del Lavoro, Antonella Casoli, non ci ha messo troppo a decidere: due giorni dopo l’udienza ha accolto il ricorso della Filctem Cgil, presentato dall’avvocato Paola Pippi, ordinando alla società di «rimuovere eventuali residui effetti e, comunque, di astenersi per il futuro dal compiere qualsivoglia discriminazione o di recare altrimenti pregiudizio ai propri dipendenti a causa della loro partecipazione allo sciopero». Una sentenza che la Cgil aspettava. E che sancisce ora, nero su bianco, che la scelta di pagare i dipendenti che erano al lavoro, penalizzando quelli che avevano aderito allo sciopero indetto dalla Filctem Cgil da 3 al 30 settembre «ha avuto carattere discriminatorio e segnatamente antisindacale». Le vestaglie azzurre, quando sono venute a sapere che alle loro colleghe era stato pagato un acconto sullo stipendio di luglio e che loro non avevano ricevuto lo stipendio perché erano in sciopero, avevano chiesto spiegazioni alla società. La manager Benedetta Bertellini aveva sostenuto quella scelta come «l’adozione di un comportamento premiante nei confronti dei lavoratori che si erano resi disponibili a sopperire alle assenze determinate dallo sciopero». Spiegazione data ai lavoratori, alla stampa e riportata anche nella memoria difensiva che la società, attraverso l’avvocato Alessandro Rossi, ha depositato al giudice. «È evidente che il comportamento dei lavoratori che hanno aderito allo sciopero - scrive - seppur di per sé in astratto legittimo, è avvenuto in assenza di congruo preavviso e senza predeterminazione di durata e quindi in maniera abnorme, e ha determinato un grave danno per la società che è divenuta inadempiente nei confronti di due “Noti” ed “Importanti” clienti, stante il ritardo nella consegna dei capi». I marchi noti e importanti sono Louis Vuitton e Armani. «Il clima e l’aria che si respirava in azienda - aggiunge l’avvocato - erano ancor più critiche soprattutto dal 10 settembre quando è cominciato lo sciopero ad oltranza».

L’azienda, in tribunale, è andata fino in fondo per spiegare le ragioni che hanno portato Abbigliamento Grosseto a pagare l’anticipo sullo stipendio

solo a una parte di lavoratori. «Chi non ha aderito allo sciopero - scrive l’avvocato - ha dovuto sopperire alla mancanza di personale con un proprio maggior impegno svolgendo diverse mansioni, ma hanno sopportato gravi tensioni e pressioni provenienti dall’esterno da parte degli altri lavoratori che invece vi avevano aderito: vi sono stati infatti episodi di minacce, offese, bigliettini offensivi e intimidatori rivolti verso coloro che lavoravano».

Motivazioni, queste, che non hanno trovato sponda durante l’udienza.

È il giudice stesso a citare la Cassazione specificando che il datore di lavoro non può rifarsi su chi ha deciso di scioperare. Per il giudice Antonella Casoli infatti, «accertato che la condotta del datore del lavoro è stata determinata esclusivamente dalla volontà di premiare lavoratori non scioperanti, con l’ovvio riflesso di punire i dipendenti aderenti allo sciopero, il comportamenti tenuto dalla società convenuta, dacché immediatamente idoneo a compromettere il diritto di sciopero, coartando la libertà dei lavoratori, collettivamente intesi, è senz’altro da qualificare come antisindacale, a prescindere dall’esistenza di uno specifico intento lesivo del datore di lavoro». Abbigliamento Grosseto è stata condannata a pagare le spese di lite, 800 euro. Ma soprattutto, ha ricevuto dal giudice il cartellino rosso: la diffida a discriminare i dipendenti in sciopero.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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