Gioco
Senza lavoro 200 pinottolai per colpa di un parassita
CAPALBIO. Non è solo il valore della merce rubata. Ai carabinieri, l’imprenditore che stava facendo il sopralluogo con il dipendente della Sacra per raccogliere le pigne ha detto che il danno si...
CAPALBIO. Non è solo il valore della merce rubata. Ai carabinieri, l’imprenditore che stava facendo il sopralluogo con il dipendente della Sacra per raccogliere le pigne ha detto che il danno si aggira sugli 8mila euro.Ma una stima ufficiale, ancora non c’è. La farà l’agronomo della società, nei prossimi giorni. I furti di pigne non sono all’ordine del giorno. Ma rendono. Perchè in Maremma, prima che il cimicione americano, parassita dei pini, attaccasse gli alberi, i pinottolai erano duecento. E le aziende agricole facevano buoni affari con la raccolta delle pugne che vengono utilizzate come combustibile negli impianti a biomasse ma che danno dei frutti prelibati, i pinoli. «Con la Regione stiamo studiando un progetto per debellare quel parassita - dice l’assessore all’Agricoltura Enzo Rossi - ma non possiamo certo intervenire con veleni chimici, ma c’è bisogno di un intervento di tipo biologico.
Fino a cinque anni fa in Maremma c’erano una ventina di aziende che si occupavano della raccolta dei pinoli. «Alcune sono fallite - aggiunge Rossi - altre invece si sono riconvertite e hanno cominciato a lavorare altre colture».
Si è perso un patrimonio, quindi, anche in termini di tradizione. «Il lavoro durava tutto l’anno - aggiunge - perché oltre alla raccolta in Maremma si faceva anche la lavorazione». Dalla pigna al pinolo, pronto nelle bustine per essere venduto al supermercato. «Ora tutto questo non c’è più - aggiunge - e anche le nostre pinete ne hanno risentito. Grazie ai pinottolai infatti, il sottobosco restava pulito e anche gli incendi potevano essere domati con più facilità». La mente dell’assessore va allo scorso agosto, a quell’inferno di fiamme che ha devastato la pineta di Marina. I segni sono ancora tutti lì, nel grigio della cenere rimasta a terra, nelle chiome distrutte dalle fiamme. «I pinottolai raccoglievano pigne non solo nelle pinete pubbliche, che sono poche - aggiunge - ma anche in quelle private, le più estese della provincia. E il loro lavoro serviva anche a quello: a ripulire la macchia e a tenere a bada le chiome dei pini». (f.g.)
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