Il Tirreno

Grosseto

«Manciulli non chiede la testa della Baldi»

«Manciulli non chiede la testa della Baldi»

Smentite le voci sulla richiesta di dimissioni da parte dei vertici regionali in attesa della visita

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GROSSETO. A Follonica c’è chi è convinto che dopo il 13 novembre il sindaco sarà costretto a lasciare il comando della città. In quel giorno infatti sia Eleonora Baldi che il suo assessore Francesca Stella sono chiamate a “difendersi” dai presunti reati venuti fuori dalle indagini su alcune scelte dell’amministrazione in merito al personale. Una data attesa e che oggi acquista un ulteriore valore aggiunto. I bene informati parlano di una presa di posizione netta dei vertici regionali del Pd: via Eleonora Baldi dal Comune di Follonica subito dopo l’udienza preliminare a prescindere dal suo esito. Fantapolitica? A sentire i membri locali del partito che guida la città del Golfo, si tratta proprio di questo, supposizioni, chiacchiere di corridoio, niente di più. «Sono in contatto spesso con il segretario regionale (Andrea Manciulli), ma non mi ha mai parlato di tutto questo e non è mai venuto a Follonica per queste ragioni», spiega il segretario provinciale del Pd nonché assessore follonichese Barbara Pinzuti. A Follonica da un po’ di tempo a questa parte succede così, appena il clima si fa più teso per qualche episodio che scuote la politica cittadina, le voci si sprecano e si sa da una bocca all’altra poi i racconti acquisiscono una sorta di loro verità. Così avvicinandosi la data dell’udienza che non coinvolgerà solo il sindaco ma anche appunto l’assessore al personale, Francesca Stella, e quattro dirigenti comunali tra i quali anche il direttore generale Stefano Bertocchi, le chiacchiere aumentano a dismisura, la voce che dall’esito di quella giornata dipenda il futuro dell’attuale amministrazione è diventata nel giro di poche ore la verità assoluta, arrivata anche alle orecchie di alcuni dipendenti comunali e degli avversari politici. «Non c’è nulla di vero, Manciulli verrà in zona solo ed esclusivamente per via di un incontro, tutto qua» spiega sorridendo la Pinzuti. E poi viene da domandarsi: come potrebbe arrivare un diktat del genere quando è in pieno fermento la campagna all’interno del Pd per le prossime primarie? Quale segretario regionale o provinciale schierato con un candidato potrebbe imporre la cacciata di un sindaco che tifa per la parte opposta? Tutto può sempre essere in questo ambito, ma errori del genere di solito vengono evitati come la peste da chi mastica un pò di politica, gli scivoloni insomma meglio sempre scansarli specie quando in ballo non c'è la sorte di una città di provincia ma la guida del Paese. Non resta comunque che attendere il fatidico 13 novembre per sapere che cosa accadrà dopo, ma l'ipotesi di una cacciata con conseguente commissariamento del Comune pare ad oggi fantasia. (p.v.)

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