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Grosseto

Valentina Mancini: «Esclusione politica, era già stata decisa»

Valentina Mancini: «Esclusione politica, era già stata decisa»

L’architetto a Bonifazi: «Facevo questa professione anche nel giugno 2011. Con me raggiunti risultati importanti»

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GROSSETO. Ha aspettato qualche giorno Valentina Mancini, ma la sua “versione dei fatti” per la cacciata dalla giunta è puntuale. E ripercorre un rapporto con il sindaco travagliato, chiuso da una decisione dal sapore politico.

«Come nella favola di Esopo “Il Lupo e l’Agnello”, ho l’impressione netta – scrive – che qualunque fosse stata la mia posizione, la decisione di escludermi dalla giunta era stata già presa. Che da anni svolgessi in questa provincia la professione di architetto, d’altra parte, era cosa nota a tutti, e quindi al sindaco, al momento della mia nomina in giunta nel giugno 2011. Mi piacciono chiarezza e sincerità. Avendo un’idea alta dell’amministrazione pubblica e sentendo la responsabilità, ho accettato la chiamata del sindaco e le deleghe affidatemi con l’unico scopo di servire tutti i grossetani. Purtroppo in questa vicenda ho visto cose che non posso condividere. Compresi i cosiddetti “motivi di opportunità”, le priorità che hanno prevalso e la loro natura, i doppi scopi che vi si celano dietro, così come l’urgenza dell’operazione. Qual è il problema: il bisogno immediato di un cambio di mano sulle partecipate? La lesa maestà per qualcuno? Un avvertimento al “sistema”? So solo che sono aliena a questa cultura, antitetica al rispetto che ho sempre portato a persone e istituzioni».

Nel 2011 Emilio Bonifazi le affidò le deleghe a patrimonio, partecipate, Peep e politiche della casa. «Pensando che la scelta fosse ricaduta su di me per la mia esperienza specifica nel settore, mi sono messa al “servizio” della politica consapevole di non avere ambizioni da “politica di professione”. In questi 16 mesi ho dovuto fare i conti con il cambio delle regole e degli assetti di gestione in materia di servizi pubblici locali, che il legislatore ha cambiato quattro volte. Nel frattempo il consiglio comunale ha approvato il regolamento per il controllo delle partecipate del Comune e ci siamo adeguati alle continue modifiche legislative. Tra le altre, era giunta a definizione la delibera quadro di ricognizione da approvare entro il 12 agosto 2012, ma il 17 luglio 2012 la Corte ha dichiarato incostituzionale la legge. Quindi si è completato lo studio del progetto di fusione delle tre società in house providing del Comune: Investia incorporerà Grosseto Parcheggi e San Lorenzo Servizi, scelta che evidenzia miglioramenti degli asset e servizi e riduce amministratori e management. Progetto tante volte evocato e adesso pronto. Sulla vendita delle farmacie ho seguito la linea sempre concordata con il sindaco e da lui votata in un’assemblea del Pd che chiedeva due valutazioni economiche, per scegliere se vendere la sola gestione o la titolarità. Prova della completa condivisione del percorso, un messaggio del sindaco Bonifazi che si dichiara dispiaciuto della lettura data da un giornalista al suo comunicato stampa, che definiva personali le posizioni sostenute in una riunione con i sindacati di categoria. Ma da quando ho cominciato a occuparmi di partecipate, mi sono vista ostacolata da frequenti atteggiamenti di ostruzionismo e da interferenze. C’è da credere che siano prevalse dinamiche e “logiche di opportunità” che dovevano favorire altre figure di spicco. Esclusa l'incompatibilità da parte dello stesso segretario del Comune, Venanzi, il ritiro delle mie deleghe, parafrasando Esopo, si è trasformata in valutazione di opportunità. Che in quanto tale, avrebbe dovuto richiedere considerazioni sul terreno politico, amministrativo e personale».

«È stato così introdotto a Grosseto un principio in base al quale un architetto, un ingegnere, un geologo, o qualunque altro libero professionista è inopportuno faccia parte di una giunta! Eppure ci sono stati sindaci in Maremma che facevano gli architetti (parla di Saragosa, ndr)! Nel nostro comune ci sono stati esempi in cui l’Amministrazione era gestita da liberi professionisti. In fondo, sussistono sempre limiti della funzione pubblica con qualunque libera professione. L'equilibrio allora va trovato nella politica amministrativa e nei comportamenti individuali, del sindaco che affida le deleghe e degli assessori che le accettano e le esercitano con senso di responsabilità e del dovere. Era noto a tutti quale fosse la mia professione e di cosa mi occupassi nella vita. Perciò non ho compreso i motivi della mia incompatibilità/inopportunità perché io sono rimasta quella di sempre. Non ritengo si debba fare politica da posizione privilegiata, le cose anche nel nostro Paese stanno cambiando. Non porto rancore e mi auguro che questa giunta porti a termine il suo mandato con determinazione».

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