Il dolore
Minacciata e vessata perde il lavoro ma va in tribunale
Responsabile del call center fa ricorso grazie al rito Fornero L’avvocato Antichi: «Il licenziamento è illegittimo»
GROSSETO. I presupposti per fare appello al nuovo rito Fornero ci sono tutti. E infatti, il 13 novembre, il giudice Antonella Casoli deciderà sul ricorso presentato dall’avvocato Alessandro Antichi che ha impugnato il licenziamento della sua cliente.
La vicenda di Anna Maria Gaudino, 42 anni, da quattro assunta a tempo indeterminato dalla Datacompany comincia quando alla donna, responsabile dei lavoratori del call center di Castel del Piano che lavora per l’Acquedotto del Fiora, subisce una drastica riduzione dello stipendio. E racconta di aver subìto “pressioni” per farla rinunciare al contratto full time per un part-time. Alla fine, la Gaudino viene licenziata. Per l’avvocato Antichi «il licenziamento è nullo perché discriminatorio». E per questo, il rito Fornero sembra proprio calzare a pennello sulla vicenda della lavoratrice.
Tutto è cominciato lo scorso febbraio, quando dalla busta paga della donna, che lavorava come responsabile del call center, sono sparite 752,57 euro. Soldi che rappresentavano un integrativo pagato però in busta alla donna, ed erogatole da anni. È l’ultimo atto della rottura tra la donna e l’azienda. Lei, per anni ha ricoperto il ruolo di “team leader” coordinando il lavoro di un numero di dipendenti che variava tra dieci e 18. Ma a un certo punto, la Datacompany chiede alla donna di modificare il suo contratto, proponendole una forma di lavoro più flessibile e pagata meno. E lo stesso trattamento, la Gaudino avrebbe dovuto poi applicarlo anche ai lavoratori del call center.
Una richiesta che la quarantunenne non ha voluto esaudire: lei si è rivolta all’avvocato Antichi e la società bolognese, dopo aver tentato una trattativa con la donna, le ha fatto recapitare la lettera di licenziamento. Ma è la motivazione che non ha convinto nemmeno per un attimo la dipendente e l’avvocato: «Licenziamento per riduzione di personale», ha letto Anna Maria Gaudino nella lettera del 3 maggio, quando in realtà, il call center di Castel del Piano è stato soltanto organizzato in maniera differente. «Al posto della mia assistita - dice Antichi - ora ci sono quattro team manager. Quindi, il suo posto di lavoro, evidentemente è stato dato a un’altra persona». E non ci sono soltanto i soldi spariti dalla busta paga, quegli oltre settecentocinquanta euro non corrisposti alla dipendente. Ci sarebbero anche state minacce. Telefoniche, spesso. Conversazioni che la donna ha registrato e consegnato al tribunale: in quei files ci sarebbero quindi le prove della ritorsione che giustifica l’impugnazione del licenziamento. Ad Anna Maria insomma, sarebbe stata fatta pressione perché accettasse quell’accordo (rinunciasse cioè a quei soldi e firmasse un contratto peggiorativo rispetto al ruolo che svolgeva in quel posto di lavoro) per non essere licenziata. Lei però non ha piegato la testa. Ha registrato quelle conversazioni e le ha messe in un file, insieme alle e-mail scambiate con la dirigenza della società. E c’è anche qualcosa di più, nel ricorso presentato da Alessandro Antichi. Il fatto, cioè, che febbraio 2009, quando la donna è rimasta incinta, le è stato anche tolto il ruolo di responsabile del call center di Poppi, in provincia di Arezzo. Un altro atto che ad Anna Maria non è andato giù. Ma alle sue rimostranze, si è sentita rispondere soltanto che era «solo capace di piangere» e che invece non era «una persona professionale».
E grazie al rito Fornero, almeno sulla illegittimità o meno del licenziamento, la sentenza arriverà tra poco più di due settimane.
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