Il dolore
Floramiata, sciopero a oltranza
Sette ore e mezzo giornaliere a rotazione. E domani tutti in Regione
PIANCASTAGNAIO. Floramiata in ginocchio: a Piancastagnaio nelle ultime settimane la situazione si è andata così aggravando che dopo i ripetuti incontri con i vertici aziendali è stata presa dai 200 lavoratori l’estrema decisione di una mobilitazione di sette ore e mezzo giornaliere ad oltranza. Ieri i dipendenti sono tornati a chiedere il sostegno dei comuni di Piancastagnaio e Abbadia e sono stati ricevuti dai sindaci che da tempo si stanno adoprando per una soluzione. La posta in gioco è altissima: è la stessa sopravvivenza del tessuto sociale del comprensorio. Domani, poi, partiranno dei pulmann con gli operai per andare a premere in Regione. Vi sarà, infatti il tavolo istituzionale aperto a Firenze con la partecipazione di istituzioni (Regione, Provincia, comuni amiatini e unione dei comuni), oltre i sindacati, il prefetto e il manegement.
Si va a sentire se è vero e chi sia, il partner di cui ha parlato ultimamente l’imprenditore e che dovrebbe lanciare l’ancora a Floramiata. In attesa, i lavoratori scioperano: si timbra la mattina e dopo mezz’ora inizia lo sciopero. Spesso in assemblea, gli operatori dell’azienda florivivaistica che ha un notevole indotto che soffre mortalmente di una crisi nera, attendono gli sviluppi di un quadro fermo e stagnante che sembra arrotolarsi su se stesso senza vie di uscita. Tra i 200 con le braccia incrociate, vengono scelti quotidianamente quelli "dispensati dallo sciopero" per il mantenimento delle piante. Sono 8-10 persone che servono per garantire la manutenzione e l’ irrigazione.
«La depressione è totale - racconta un operaio - Ci mangiamo le unghie dalla fame e salgono le tensioni. Spiragli non se ne vedono. 200 famiglie, più tutte quelle dell’indotto, a grattare in fondo al barile. Sì, perché gli stipendi, dallo scorso giugno, non sono stati pagati, a parte 800 euro di anticipo sulla mensilità di luglio». Molte le dichiarazioni di sostegno, ma gli operai si lamentano del fatto che alcune di queste manifestazioni di solidarietà mostrano molta disinformazione e confusione su quella che è l’effettiva realtà dei fatti. Si contestano con forza, ad esempio, alcuni passaggi di una recentissima nota congiunta di Roberto Rizzo, responsabile del Dipartimento Lavoro Idv Toscana e Antonio Giudilli, Coordinatore provinciale Idv Siena, i quali hanno scritto che «l'azienda vive da anni una situazione molto difficile. In particolare, dal 2005, a causa di una grandinata, si è registrato un grave danno economico sia alle strutture che alle immissioni pronte per il commercio».
«La grandinata, osservano alcuni dipendenti, è stata coperta dall’assicurazione e niente ha avuto a che fare con questa situazione. La verità vera è che gli stipendi non sono stati pagati, manca tutta la quattordicesima, parte dello stipendio di luglio e da lì in poi tutto il resto delle mensilità (agosto e settembre) e anche le prestazioni previdenziali. Scrivere, come si legge nella nota che l’azienda, fino ad oggi è riuscita a pagare anche se con notevoli ritardi gli stipendi oppure che mancano solo due mezze mensilità di stipendio, significa essere disinformati su una situazione che ora sta toccando davvero il fondo». Intanto tutti aspettano col fiato sospeso la data del 31 ottobre in cui dovrebbe definirsi il concordato. Anche se voci che dicono che la data potrebbe essere posticipata. Invece, l’appuntamento del 31 ottobre, è ribadita come necessaria e indispensabile dai lavoratori per sciogliere qualche nodo.
Fiora Bonelli
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