Il dolore
Da oggi in classe un amico in più
Arriva il “counselor”, figura di ascolto e aiuto per bimbi e genitori
CAPALBIO. Dopo Manciano, anche le scuole di Capalbio sperimentano il progetto “Counseling e pedagogia clinica”. Può sembrare strano parlare di nuove iniziative per il mondo scolastico, oggi, in Italia. Fra tagli e proteste, dunque, fa notizia la nascita di un progetto per aiutare i bambini: ragazzi disabili, con problemi di dislessia o scarso apprendimento, giovani provenienti da paesi extra comunitari che sempre più spesso si iscrivono alle scuole.
«È una sfida innovativa la nostra – spiega Anna Carbone, dirigente scolastico – una sfida resa possibile dai contributi dei Comuni di Capalbio e Manciano. Entrambi i sindaci, infatti, insieme ai due assessori Patrizia Puccini e Virginia Tripoli, hanno capito il valore e l’importanza dell'iniziativa».
Il progetto Counseling è rivolto agli insegnanti che sentono il bisogno di sostenere e orientare gli studenti, le famiglie, gli individui che operano all’interno della scuola perché recuperino e utilizzino al meglio le qualità inespresse o inibite. È rivolto agli studenti per dare voce ai propri disagi ed alle famiglie che vogliono confrontarsi e far luce su dubbi o problematiche.
L'iniziativa, quindi, offre la presenza di un counselor e di un pedagogista clinico a disposizione dei genitori e dei docenti per qualsiasi disagio riscontrato nei bambini, e può fare da anello di congiunzione con altre istituzioni, quali la Asl. «Il counselor –prosegue la Carbone – è la nostra risposta allo psicologo a scuola. I risultati di diverse esperienze condotte negli ambienti scolastici hanno suggerito di allontanarsi dalla figura dello psicologo per avvicinarsi a quella del counselor, anch’essa interna alle relazioni di aiuto, ma meno strutturata».
Il counseling, dunque, utilizza un approccio più soft nelle interazioni rispetto allo psicologo, e presta maggior attenzione alle relazioni e agli aspetti comunicativi. Queste caratteristiche determinano la sua centralità nelle scuole, essendo un concentrato di relazioni: dagli insegnanti ai genitori ai bambini.
Inoltre il progetto si completa mettendo a disposizione anche un pedagogista clinico, il quale interviene sulle difficoltà di apprendimento dei bambini, sulle motivazioni e sulle relazioni educative. Lo sportello psico-pedagogico aperto alle famiglie e agli insegnanti, quindi, vuole essere un collante con le altre istituzioni, un primo approccio, un momento di confronto dove esporre problemi o preoccupazioni.
Un progetto elaborato dal collegio dei docenti e poi proposto ad Asl e Comune. «Stretta collaborazione tra le istituzioni e vicinanza dei servizi alle famiglie – conclude Anna Carbone – sono gli elementi innovativi».
Giulia Macrini
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