Gioco
Spaccati in fabbrica, insieme in Regione
Oggi l’incontro da Simoncini. Il sindaco chiede coesione ai lavoratori della Mabro e chiarezza ai vertici aziendali
GROSSETO. Centoquarantadue chilometri di passione. Un viaggio della speranza, per i lavoratori dell’ex Mabro che oggi alle 18,30 saranno di nuovo in Regione per incontrare l’assessore allo Sviluppo economico Gianfranco Simoncini. E chiarire, una volta per tutte, la situazione che si è creata dentro la fabbrica di abbigliamento, dove gli stipendi sono pagati a singhiozzo e le prospettive non sembrano così rosee. E dove si è innescata anche una guerra fratricida tra dipendenti che non serve a nessuno e che rischia di generare tensione senza che una soluzione venga trovata.
Eva contro Eva, dipendente contro dipendente. Vestaglie azzurre dentro e fuori, contrapposte. Ci sono quelle che hanno scelto di andare a lavorare senza avere la certezza dello stipendio e quelle invece che hanno deciso di stare davanti ai cancelli. Ci sono quelle con la tessera della Cgil in tasca, quelle della Cisl e quelle della Uil. Ma anche quelle che non sono iscritte al sindacato e che hanno scelto di stare da una parte o dall’altra. E poi c’è l’azienda, che ancora non ha dato le risposte che i lavoratori aspettano. C’è un silenzio di tomba sulla firma dell’affare con la maison Versace e nessuna spiegazione sul nuovo assetto societario.
Ma c’è anche il lavoro delle segreterie dei sindacati, che parteciperanno a questo incontro. Nonostante ieri si sia rischiato un’altra volta la rottura: una parte delle maestranze della Mabro, quelle che sono al lavoro, hanno chiesto di partecipare all’incontro con l’assessore. Una richiesta che non era mai stata fatta: ci sono le rsu per questo, ci sono i rappresentanti dei lavoratori. E invece le donne che sono al lavoro, nonostante la presenza tra loro di due rappresentanti, una della Cisl e l’altra della Uil, hanno chiesto a Simoncini di essere al tavolo. I sindacati, alla fine, hanno dato parere positivo dopo aver ricevuto la rassicurazione che non si trattava di un atto di sfiducia.
A Firenze, ci saranno anche le rsu che dall’inizio della settembre hanno chiesto di vederci più chiaro: Nadia Perino,Manola Mengozzi, Francesca Ferrari e Maurizio Giuliarini. Insieme ai segretari dei sindacati, al patron della Mabro Andrea Barontini, all’assessore provinciale al Lavoro della Provincia Cinzia Tacconi e quello del Comune Emanuel Cerciello. Marras e Bonifazi, che avevano già in agenda altri incontri istituzionali, hanno delegato questa volta i loro uomini di fiducia. Quelli che conoscono la situazione e sanno come muoversi. «Non è più possibile rimandare - dice Cinzia Tacconi - alla Regione chiediamo di mettere la parola fine a questa situazione di incertezza. Abbiamo bisogno di spiegazioni per capire come andare avanti. Lo chiedono i lavoratori, ma anche le istituzioni». Emilio Bonifazi non perde, nemmeno in una situazione di caos totale come quella che si è scatenata alla Mabro, il suo bon ton. Ma va dritto al punto. «Barontini avrebbe dovuto essere affiancato da un partner finanziario solido che anche la Regione stava cercando - dice - ma ad oggi non si è fatto avanti nessuno. E siamo in una situazione di grave incertezza». E anche l’ingresso nella compagine societaria di Anton Giulio Pacenti, non sembra aver rassicurato le istituzioni. «Non si tratta della valutazione di un progetto - dice il sindaco - si tratta solo di capire se ci sono le risorse necessarie per portare avanti il piano industriale presentato e capire così quali siano le reali prospettive per il futuro dell’azienda».
Barontini ha cercato di ricreare la rete commerciale dell’azienda, e, attraverso i contratti di fason ha anche cercato di rilanciare la fabbrica di abbigliamento alle porte della città. Ma i soldi, quelli che servono per dare sviluppo all’azienda e per pagare i salari ai dipendenti, ancora, non sono rientrati. C’è chi ha avuto e ha ancora fiducia nell’imprenditore pratese e ha continuato a varcare i cancelli della fabbrica di via Senese e chi invece è rimasto lì davanti ad aspettare una certezza, quella del futuro della società, che ancora non è stata soddisfatta in pieno.
«Chiederemo a chi è presente al tavolo - aggiunge il sindaco - di abbassare i toni e fare più chiarezza possibile. Da parte di tutti». Un appello che arriva dritto alle vestaglie azzurre ma anche ai vertici della società presenti al tavolo.
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