Sicurezza
Precipitò dal tetto, muore dopo due anni di agonia
Luca Viggiani, operaio edile, 50 anni, cadde da sei metri di altezza riportando gravissimi danni cerebrali. È deceduto ieri all’ospedale Misericordia
GROSSETO. Quasi due anni di agonia, 23 lunghissimi mesi di cure e ricoveri, un calvario durissimo, una tragedia che si è consumata poco per volta fino al drammatico epilogo di ieri nel letto dell’ospedale Misericordia di Grosseto, dove Luca Viggiani, ex operaio edile - ha finito di soffrire una volta per tutte. Aveva 48 anni quando precipitò dal tetto di un cantiere di Paganico dove lavorava per ripararlo dalle infiltrazioni d’acqua, a novembre 2010. Ne aveva 50, ieri, quando ha lasciato per sempre moglie e due figli. Un destino beffardo: proprio oggi avrebbe dovuto ricevere un riconoscimento come “grande invalido” dall’Inail, invece è morto praticamente alla vigilia, la notte tra venerdì e sabato. Domattina alle 9 si celebrano i funerali nella chiesa di San Giuseppe a Grosseto.
Dal giorno dell’incidente non si era più ripreso; un periodo di cure infinite, corse disperate, operazioni e ricoveri nei più importanti centri di recupero come quello di Imola, dove la sua famiglia - che lo ha seguito con amore fino agli ultimi istanti di vita - ha conosciuto quella di Antonio Santarelli, il carabiniere massacrato nel rave di Sorano, lui stesso ricoverato nel centro. Due storie drammatiche, due dolori culminati in tragedia.
Quella di Luca Viggiani inizia un sabato mattina del 2010. È il 29 novembre quando l’artigiano - amministratore e terzo socio della Edil 3, una ditta edile grossetana; una moglie, due figli all’epoca di 9 e 16 anni - precipita nel vuoto. Sono appena passate le 10 quando avviene lo schianto, terribile, ai piedi di un edificio di proprietà della ditta Calcinaie, nella zona industriale di Civitella Paganico.
Lui è salito sul tetto da solo, arrampicandosi con una scala fino in cima per poi inspiegabilmente crollare - pur essendo superesperto - con un volo di sei metri, tradito forse da un oblò in plexiglass che corona la protezione superiore. «Abbiamo sentito un botto, poi un urlo», racconta un testimone dopo la caduta. Si chiamano i soccorsi, la dinamica resta un mistero perché nessuno lo vede cadere. Viggiani viene ricoverato al Policlinico Le Scotte di Siena dove arriva a bordo del Pegaso. In terra, sul giubbotto rimasto ai piedi della scala, c’è scritto “I love my job”, “Io amo il mio lavoro”. Adorava il suo mestiere, Viggiani, anche quella maledetta mattina in cui il lavoro lo farà morire.
L’operaio riporta un forte trauma cranico e contusioni su tutto il corpo; gravissimi i danni cerebrali che non lo fanno essere più come prima. L’odissea delle cure lo porta prima al policlinico delle Scotte di Siena dove resta per circa un mese. A gennaio 2011 la famiglia lo porta a Montecatone, centro per la riabilitazione delle mielolesioni e cerebrolesioni, dove viene ricoverato per un anno, fino al 2012. Negli ultimi 15 giorni le sue condizioni erano peggiorate.
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