Attenzione
Espropri alle terme Comune parte civile contro un tecnico
La stima dell’intera area è stata ritenuta eccessiva Aldi: «Convinti di avere ragione, noi andiamo avanti»
ORBETELLO. Il Comune si costituisce parte civile nel processo contro un tecnico della terna arbitrale, scelto dai proprietari del terreno di fronte alle terme dell’Osa. Dopo la prima costituzione in giudizio dell’ente contro colui che curò la perizia per una valutazione di terreni soggetti a esproprio - e la successiva notifica della richiesta di pignoramento depositata presso il tribunale di Grosseto-, ecco che, con la delibera numero 292 del 9 ottobre scorso, viene nuovamente incaricato l'avvocato Nicola Tamburro di curare il contenzioso. Il tutto in vista dell’udienza preliminare del prossimo 13 dicembre «In merito alla richiesta di rinvio a giudizio depositata dal Pm in data 31/10/12», come riportato nella delibera stessa, dove però appare una discordanza nella data oppure un uso improprio del participio passato: l'atto in riferimento si riferisce al mese di settembre e non ad un giorno che ancora non è stato spuntato sul calendario. Errori di stesura a parte, un passo indietro sulla vicenda è d'obbligo: era l'anno 2003 quando, in vista della valorizzazione ed apertura al pubblico delle terme dell'Osa, ancora oggi inutilizzate, si pensò di predisporre un'area idonea alla sosta per le auto dei visitatori. Il terreno, di proprietà privata, doveva essere valutato per poter corrispondere l'indennità di esproprio ai suoi possessori. Per la formulazione della stima si costituì una commissione composta da tre persone: un delegato del tribunale di Grosseto, un rappresentante del proprietario e un tecnico nominato dal comune di Orbetello. La terna arbitrale stabilì, nel 2008, che il valore dell'appezzamento ammontava a un milione e centotrentanovemila euro, assumendo la decisione a maggioranza, in quanto l'ingegnere delegato dal Comune considerò subito eccessiva la stima e vi si oppose. Per l'amministrazione lagunare infatti quella terra, classificata come rurale, poteva valere intorno ai centocinquantamila euro e non avere lo stesso prezzo di un lotto edificabile. Da qui l' inizio di un contenzioso per evitare un versamento troppo esoso da parte delle casse municipali, tanto nei confronti dell'esproprio quanto verso la perizia di parte, che richiedeva un compenso ammontante a circa novemila euro (Iva compresa), calcolato sulla stima contestata. Nel mese di gennaio 2012 la Corte d'appello di Firenze ha annullato la perizia della terna arbitrale, poiché il presidente della commissione risultava incompatibile con l'incarico assunto, lasciando così intravedere al Comune uno spiraglio di speranza, secondo la teoria “nessuna perizia, nessun rimborso per parcelle”. Il tecnico rappresentante degli espropriandi non ha però mollato e, ottenuto un decreto ingiuntivo dal tribunale di Grosseto, ha presentato all'ente un precetto di indennizzo del lavoro portato comunque a termine, sempre per la somma di novemila euro. «Non abbiamo ancora stabilito la somma su cui dovremo essere indennizzati – spiega l'assessore al bilancio Luca Aldi – ma porteremo avanti la causa, perchè crediamo nelle nostre ragioni».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
