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«Del decreto Sviluppo salviamo solo quattro punti»

GROSSETO. «Le misure varate dal Governo in tema di sviluppo e fiscale non piacciono a Confagricoltura che non lesina critiche soprattutto alla legge di stabilità mentre vi sono cose da rivedere nel...

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GROSSETO. «Le misure varate dal Governo in tema di sviluppo e fiscale non piacciono a Confagricoltura che non lesina critiche soprattutto alla legge di stabilità mentre vi sono cose da rivedere nel decreto Sviluppo». Il presidente di Confagricoltura Grosseto, Antonfrancesco Vivarelli Colonna, fa le pulci ai due strumenti che da un lato dovrebbero rilanciare l’economia e dall’altro riequilibrare i conti finanziari dello Stato. «Quello certo è un aumento della pressione fiscale per il mondo agricolo, che già nel primo trimestre 2012 ha visto chiudere in Italia, oltre 16mila aziende». Quattro gli elementi giudicati positivi: l’agenda digitale europea, l’inserimento del termine di impresa innovativa, i contratti di rete e la norma che regola l’esercizio esclusivo dell’attività agricola e ila modifica dell’articolo V della costituzione. “L’agenda digitale – spiega Vivarelli Colonna - è uno strumento agevolante nel dialogo con la pubblica amministrazione grazie a un documento digitale unificato che comporterà uno snellimento e una semplificazione delle procedure, come sempre auspicato, e significativi risparmi di spesa, oltre che una maggiore efficienza. Quanto all’inserimento del termine di impresa innovativa e di incubatore di imprese, si prevede, per la prima volta in Italia, un sostegno alle imprese innovative le cui spese in ricerca siano almeno il 30% della produzione e che un terzo del personale impiegato sia altamente qualificato».

« Riconosciamo l’importanza di queste misure, - prosegue il presidente - che vanno nell’ottica della semplificazione e dell’innovazione, ma attendiamo il nuovo provvedimento sulle semplificazioni e si aspetta una maggiore attenzione per il settore agricolo e agroalimentare». Fondamentali, secondo Vivarelli Colonna, sono poi i contratti di rete «strumenti che avevamo proposto e che coinvolgono anche le organizzazioni sindacali al fine di trovare soluzioni più rispondenti alle esigenze degli imprenditori. I contratti vanno fatti anche con la Gdo – puntualizza - perché il solo “chilometro zero” è una soluzione minimale ai problemi del mondo agricolo».

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