Sicurezza
Assolti. Ma le spese legali le paga il cittadino
La Corte dei Conti riconosce non colpevoli i dipendenti pubblici, ma il conto è di 33mila euro
GROSSETO. Tra i tanti debiti fuori bilancio ai quali la Provincia, in un momento così difficile, si trova a dover assolvere ce n’è uno che fa davvero masticare amaro.
Si tratta di una discreta sommetta, poco più di 33mila euro, che l’ente pubblico tira fuori dalle sue tasche per rimborsare le spese legali sostenute da dieci dipendenti provinciali (dirigenti e funzionari) chiamati a difendersi in un processo intentato contro di loro dalla Procura regionale della Corte dei Conti.
La Procura in questione è quella che fa le pulci alle spese delle pubbliche amministrazioni, per verificarne la legittimità. Ove risultino sprechi se non addirittura “ruberie”, il colpevole viene chiamato a rispondere del famoso “danno erariale” – ovverosia del danno causato alle case pubbliche – e se del caso a risarcirlo. Azione, dunque, fondamentale e meritoria, specie alla luce di tutto quello che si vede di questi tempi nel Belpaese.
Senonché in questo caso, al termine di una lunga battaglia giudiziaria, la Sezione Terza Giurisdizionale Centrale d’Appello della Corte dei Conti ha dichiarato i dieci dipendenti della Provincia “non colpevoli”.
Dirigenti e funzionari erano accusati di aver erogato aiuti comunitari a giovani agricoltori in assenza di alcuni requisiti richiesti dal bando. Insomma, di avere dato soldi pubblici a chi non aveva titolo per riceverli.
La sentenza definitiva, invece, ha stabilito che quelle erogazioni erano state concesse non in malafede, ma a causa di un regolamento non troppo preciso e che la Regione avrebbe “interpretato” e chiarito solo in un momento successivo alle erogazioni.
Tutto è bene quel che finisce bene? Quasi. Perché – attraverso meccanismi certamente ineccepibili dal punto di vista formale, ma difficilmente comprensibili al semplice cittadino – pur assolvendo gli imputati la stessa Corte decide che le spese legali sostenute loro malgrado da queste persone (più di tremila euro a testa) per dimostrare la propria correttezza vanno saldate non da chi ha imbastito un’accusa rivelatasi poi infondata (lo Stato), bensì della amministrazione di appartenenza degli assolti. In questo caso, appunto, la Provincia di Grosseto. Dunque, con determina del 12 ottobre, ecco che la Provincia (cioè i cittadini) paga gli avvocati.
Restano un dubbio (chi ha causato il danno erariale in questo caso?) e un timore. Per erogare questa somma la Provincia viola il Patto di stabilità, in base a una norma che – in casi simili – consente la spesa extra: non è che poi ci si aprirà sopra un’altra inchiesta contabile? (e.g.)
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